Al momento della scelta dell'indirizzo di questo blog, dopo una serie di tentativi a vuoto alla ricerca di un nome semplice e pertinente, la sorpresa: "regola" era libero! L'architettura è oppressa da leggi e regolamenti, i termini più altisonanti della "creativa" cultura architettonica erano già occupati ma una parolina così semplice e antica e comprensibile da tutti, cioè "regola", era libera!
Questo blog parla appunto di "regole" contro la sregolatezza architettonica.


4 gennaio 2013

SCUSI PER RICCIONE? SEGUA LE INDICAZIONI PER I CARAIBI!

di Ettore Maria Mazzola

A chi in Italia si preoccupava di porre un freno al consumo di territorio si potrà finalmente rispondere di dormire sonni tranquilli … il genio italiano ha trovato una soluzione “sostenibile”, anzi “green”: realizzare un atollo davanti a Riccione!

Chissà cosa avrà pensato Domenico Finiguerra – il sindaco anticemento di Cassinetta di Lugagnano, nonché leader carismatico del movimento “Stop al Consumo di Territorio” –leggendo, le parole di Cristian Amatori – capo di gabinetto del sindaco di Riccione – il quale ha affermato: «L'intento è integrare e ampliare l'offerta turistica di Riccione senza togliere nulla al patrimonio esistente sulla costa, che ha ormai raggiunto la saturazione».

… Ma che ambientalista!

La notizia è rimbalzata qualche giorno fa sul web, subito dopo che i progettisti dell’Università di Ferrara (ma non farebbero meglio a pensare alla ricostruzione post-terremoto?) e il capo di gabinetto del sindaco di Riccione hanno indetto una conferenza stampa che dava l’annuncio della prossima colonizzazione del Mare Adriatico con un atollo di un chilometro di diametro, dove ci saranno un porto (con terminal per le navi da crociera in viaggio tra Venezia, Grecia e Croazia) degli hotel, dei residence, centri di ricerca in tema di green economy (!!!), parchi, negozi: il tutto, per una popolazione di circa 3 mila persone e con possibilità di balneazione assolutamente inedite, dato che la profondità del mare, a quella distanza dalla costa, è di 12 metri.

Sarebbe utile capire cosa studieranno quei “centri di ricerca in tema di green economy” … forse varrebbe la pena che facessero degli studi che gli facciano comprendere come certi progetti, oltre a risultare deleteri in termini ambientali (green), lo sono anche in materia economica (economy).

Mi chiedo dove possa essere finita l’etica di certi docenti, professionisti e politici emiliani i quali, nonostante la crisi, e nonostante il dramma delle popolazioni terremotate e delle aziende impossibilitate a riavviare le proprie attività, pensano a lanciare proclami di costruzioni di atolli 3 a miglia dalla costa miranti al puro edonismo.

La cosa che più disturba di questa storia è la ipocrisia con la quale certi personaggi abusino di termini come “green”, “sostenibile” e “rispetto del patrimonio della costa” per perseguire i propri intenti speculativi e antiecologici.

Purtroppo, il marciume della società dello spettacolo fa sì che non occorra che tra le parole e i fatti possa esserci una corrispondenza, la cosa importante è dire delle frasi ad effetto, mostrandosi pubblicamente mentre si sostiene il proprio interesse alla tutela dell’ambiente … è quasi certo che nessuno andrà mai a verificare fino in fondo se si sia detta la verità, e se mai qualche scandalo verrà fuori, esso verrà presto dimenticato e sostituito da un’altra discussione e poi, se dei danni – economici o ambientali che siano – ne scaturiranno, saranno gli altri, ovvero noi tutti, a pagarli.

Certe notizie fanno davvero riflettere sul fatto che certi “architetti bio”, e la stragrande maggioranza delle aziende produttrici di materiali “bio” per l’edilizia, meriterebbero multe o condanne come quella datata 26 novembre 2012 emessa dal garante dell’antitrust nei confronti di alcune aziende multinazionali produttrici di alimenti a causa delle “false promesse salutiste” raccontate nei loro ingannevoli spot pubblicitari.

Una dichiarazione inquietante del capo di gabinetto del sindaco apre uno scenario preoccupante: «Superato il primo attimo di sconcerto e viste le carte, l'approccio è stato, non solo collaborativo, ma entusiastico. Da allora, con l'avvento del governo Monti, l'idea ha cominciato a marciare».

L’inquietudine è legittima! … L’operazione infatti, lascia supporre che si tratti dell’ennesima iniziativa tanto cara alla lobby bancaria che tiene sotto scacco il pianeta, quella lobby è infatti interessata a questo genere di investimenti che, con i loro costi folli, incentivano l’indebitamento pubblico e/o privato, arricchendosi mentre il resto del mondo impoverisce.

In ogni modo, se mai qualcuno avesse potuto immaginare che la cosa potesse avere un minimo di interesse economico locale, creando posti di lavoro e dando da lavorare alle imprese locali, questo qualcuno potrà subito ricredersi ascoltando le parole del Sindaco di Riccione Pironi: «la cifra pazzesca verrà reperita sotto l'ombrello del project financing: Abbiamo già ricevuto l'interessamento di imprenditori sauditi e di alcuni fondi d'investimento inglesi e olandesi».

Ma questa colonizzazione del mare italiano è italiana? È saudita? O è inglese ed olandese? Ergo, chi ne beneficerà?

Tanto per rammentare cosa nascondano certe operazioni, e vista l’analogia, ricordo che lo scorso 13 gennaio, il Corriere della Sera aveva pubblicato un articolo molto interessante che titolava: “la frenesia cinese da grattacielo è sintomo del crac in arrivo – studio inglese: le bancarotte precedute dai boom edilizi”.

Qualcuno potrebbe sminuire quell’articolo attribuendolo a Cassandra – sebbene le argomentazioni risultino inconfutabili – quindi torna utile riferirci ad un caso conclamato: il clamoroso crac tailandese del 1997 generato dalla realizzazione di opere ipertrofiche che avrebbero dovuto “modernizzare” quel Paese.

Qualche anno fa infatti, mentre si stava pensando di realizzare in quel Paese opere similari, venne pubblicata, come monito agli smemorati, questa vignetta satirica rappresentante il Sathorn Unique Tower, edificio-fallimentare simbolo della presunta modernizzazione.
Detto ciò, si ritiene del tutto superfluo rammentare a questi signori i numeri del fallimento commerciale (e ambientale) del modello cui si sono ispirati: Dubai!

C’è un ultimo punto da tenere in considerazione, punto che forse è all’origine dell’iniziativa: l’ASSENZA DI UNA NORMATIVA SPECIFICA SULL’ARGOMENTO … una vera furbata!!

Luca Emanueli, il progettista dell’iniziativa, nonché direttore del Centro di Ricerca sui Sistemi Costieri presso il Dipartimento di Architettura dell'Università di Ferrara, ha infatti candidamente affermato che per questa estensione territoriale, trattandosi di un progetto senza precedenti, si sono dovute esplorare nuove strade sotto il profilo urbanistico e legislativo …
Come dire, per evitare ogni possibile ostacolo normativo a tutela del paesaggio, ed evitare le rotture di quei rompiscatole degli ambientalisti italiani, creiamo un caso che nessuno potrà mai bloccare in nessun tribunale!

I colonizzatori stranieri ringrazieranno doppiamente: un pezzo d’Italia servitogli su di un piatto d’argento, con la possibilità di arricchirsi, nel nostro territorio, togliendo clienti al turismo della riviera romagnola!

Già possiamo immaginare la campagna pubblicitaria degli alberghi stranieri sull’atollo: vi offriamo gli stessi divertimenti della riviera romagnola, ma il nostro mare è più pulito e senza alghe!

Il simpaticissimo signor Amatori ride e ci dice che, almeno «per ora non c'è traccia di comitati anti-atollo … Ma forse perché il progetto non è ancora ufficiale!»

Che dire, davvero uno splendido esempio di attaccamento alla propria terra … e al proprio mare!

Romagnoli, svegliatevi, prima che i vostri alberghi si svuotino a beneficio dei coloni, difendete il vostro mare … che è anche il nostro!


7 commenti:

ettore maria ha detto...

Grazie Pietro,

iniziamo in polemica il 2013, e speriamo che la cosa aiuti a far riflettere chi spende i nostri soldi e consuma il nostro territorio.

Buon Anno
Ettore

Tommaso ha detto...

Forse non sapete che il Mar Mediterraneo si sta spopolando! Grazie a noi italiani, questo brutto fenomeno si fermerà!
Scherzi a parte, ricorda molto il caso delle certificazioni gold date ai grattacieli di las vegas, in mezzo al deserto...mi chiedo poi cosa possa succedere alla laguna di venezia, perchè oggetti come questi alterano le correnti, come si è visto a dubai.

vilma torselli ha detto...

Pianosa, Ponza, Asinara, Capraia, Gorgona, in Italia c'è una vera e propria tradizione di carceri realizzati su isole, per non dire di Alcatraz. Ecco, potendo scegliere, io proporrei di destinare l'atollo di Riccione ad ospitare un megacarcere nuovo e funzionale e recuperare al turismo le vecchie strutture isolane, camere minimaliste nelle celle, discoteca nel refettorio, passeggiate salutari nel verde della colonia agricola ....... i carcerati avrebbero finalmente condizioni di vita soddisfacenti e i turisti imparerebbero che l'Italia è un paese di bellezze infinite, non un parco-giochi per adulti ritardati.

Cesare ha detto...

Grazie, a febbraio ci sarà un seminario sul paesaggio e mi avete fornito un caso concreto di cosa significa tutela del paesaggio.
1°domanda: il mare no fa parte del pianeta terra?
2° domanda la costa non fa parte del paesaggio?
3° domanda l'antropizzazione del mare non comporta dunque alcuna modificazione della natura?
4° domanda il mare non è natura?
Ma di cosa stiamo parlando caro Sindaco e Assessore di Riccione.

Emilio Tappani ha detto...

E' veramente una vergogna, sia da un punto di vista politico/economico che dal punto di vista dell'architettura, del paesaggio e dell'ambiente.

studio labzona ha detto...

che tristezza!


labzona.it

Pietro Pagliardini ha detto...

Quella di Vilma è una provocatoria proposta da inoltrare al Ministro Severino. Anche se, per la verità, le carceri sulle isole sono in via di smantellamento o già smantellate. Tutto sommato il soggiorno sulle isole dei carcerati sarebbe più umano che sull'isola artificiale, pur con tutte le difficoltà dovute alle visite dei parenti.
Io, come credo tutti, penso che l'atollo di Riccione rimarrà quello che è e cioè uno dei tanti progetti non realizzati.
Pietro

Etichette

Alemanno Alexander Andrés Duany Angelo Crespi Anti-architettura antico appartenenza Ara Pacis Archistar Architettura sacra architettura vernacolare Archiwatch arezzo Asor Rosa Augé Aulenti Autosomiglianza Avanguardia Barocco Bauhaus Bauman Bellezza Benevolo Betksy Biennale Bilbao bio-architettura Bontempi Borromini Botta Brunelleschi Bruno Zevi Cacciari Calatrava Calthorpe Caniggia Carta di Atene Centro storico cervellati Cesare Brandi Christopher Alexander CIAM Cina Ciro Lomonte Città Città ideale città-giardino CityLife civitas concorsi concorsi architettura contemporaneità cultura del progetto cupola David Fisher densificazione Deridda Diamanti Disegno urbano Dubai E.M. Mazzola Eisenmann EUR Expo2015 falso storico Frattali Fuksas Galli della Loggia Gehry Genius Loci Gerusalemme Giovannoni globalizzazione grattacielo Gregotti Grifoni Gropius Guggenheim Hans Hollein Hassan Fathy Herzog Howard identità Il Covile Isozaki J.Jacobs Jean Nouvel Koolhaas L.B.Alberti L'Aquila La Cecla Langone Le Corbusier Leon krier Léon Krier leonardo Leonardo Ricci Les Halles levatrice Libeskind Los Maffei Mancuso Marco Romano Meier Milano Modernismo modernità moderno Movimento Moderno Muratore Muratori Musica MVRDV Natalini naturale New towns New Urbanism New York New York Times new-town Nikos Salìngaros Norman Foster Novoli Ouroussoff paesaggio Pagano Palladio Paolo Marconi PEEP periferie Petruccioli Piacentini Picasso Pincio Pittura Platone Popper Portoghesi Poundbury Prestinenza Puglisi Principe Carlo Purini Quinlan Terry Referendum Renzo Piano restauro Ricciotti riconoscibilità rinascimento risorse Robert Adam Rogers Ruskin S.Giedion Sagrada Familia Salingaros Salìngaros Salzano Sangallo Sant'Elia scienza Scruton Severino sgarbi sostenibilità sprawl Star system Stefano Boeri steil Strade Tagliaventi Tentori Terragni Tom Wolfe toscana Tradizione Umberto Eco università Valadier Valle Verdelli Vilma Torselli Viollet le Duc Vitruvio Wrigth Zaha Hadid zonizzazione