Al momento della scelta dell'indirizzo di questo blog, dopo una serie di tentativi a vuoto alla ricerca di un nome semplice e pertinente, la sorpresa: "regola" era libero! L'architettura è oppressa da leggi e regolamenti, i termini più altisonanti della "creativa" cultura architettonica erano già occupati ma una parolina così semplice e antica e comprensibile da tutti, cioè "regola", era libera!
Questo blog parla appunto di "regole" contro la sregolatezza architettonica.


31 dicembre 2011

BUON ANNO NUOVO

Come ogni 31 dicembre è il momento degli auguri per il Nuovo Anno.
E’ difficile che riesca a farli meglio di come li abbia fatti in passato, perché in passato li avevo fatti proprio bene.
Quindi non ci proverò nemmeno.
Voglio evitare di parlare di crisi: almeno di questa ne abbiamo piene le tasche.
Il 2012 si presenta incerto, ma non è propriamente una novità: il futuro è incerto per definizione e non c'è motivo per augurarci il contrario.
L’unica certezza sembra ce l’abbia il calendario Maya, per cui possiamo essere certi che tutto è fortunatamente incerto secondo regola.

A tutti gli amici antichisti, modernisti, classicisti, post-moderni, pre-moderni, anti-moderni, razionalisti, tradizionalisti e pure agnostici

Auguro un
FELICE 2012

P.S. Ho aggiunto i fuochi d'artificio per protesta contro quei sindaci bigotti che li hanno proibiti. Non solo ti aumentano le tasse, ma ti vogliono pure imporre uno stile di vita triste e rigoroso. Non sono un fuochista ma spero che i cittadini disobbediscano. Sarebbe un buon inizio d'anno.

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24 dicembre 2011

BUON NATALE

National Gallery, Londra

Lo spirito del periodo non dovrebbe essere polemico, tuttavia una battuta verrà perdonata. Guardando la capanna di questa Natività mi sono concesso una domanda profana: per le norme del mio Comune rientrerà o meno tra gli edifici o manufatti "incongrui"? Mi sono risposto sì, perchè ha "parti strutturali inconsistenti" (tettoia). D'altra parte la risposta è coerente con la realtà, in questo caso, perchè:
"Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perchè non c'era posto per loro nell'albergo".  Luca 2.7
Dunque ho trovato un po' di spirito cristiano anche in queste norme. 
Buon Natale
Pietro

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19 dicembre 2011

CONTRO (E PRO) LA COMMISSIONE EDILIZIA

Sandro Lazier, il curatore di Antithesi, ha scritto quasi un anno  fa un articolo in cui contesta vivacemente l'esistenza della Commissione edilizia, dall'eloquente titolo "Sopprimere le Commissioni edilizie", in quanto vi ravvede, e non è certo il solo, una violazione della libera espressione dell'architetto e quindi della libertà in generale. L'immagine che accompagna l'articolo, e che ho ripreso, è eloquente quasi quanto il suo titolo e semplifica le ragioni dell'autore.

E' un testo piuttosto lungo e certamente ricco di spunti interessanti, che io ho letto solo qualche giorno fa e a cui ho lasciato un altrettanto lungo commento.
L'idea di Lazier è largamente condivisa da moltissimi architetti ed ancor più da politici e amministratori, talvolta, bisogna riconoscerlo, con ragione. Ho provato non tanto a contestare abusi e storture, che tutti sappiamo esistere e talvolta anche molto gravi, ma il principio che sottende l'idea di abolirla.
Discutere di Commissione edilizia è discutere di architettura, di urbanistica, di città, di politica, per questo ringrazio Lazier per averlo affrontato in maniera così lucida e appassionata, anche se i nostri punti di vista sono totalmente divergenti.
Naturalmente chi volesse leggere il mio commento deve necessariamente leggere prima l'articolo.
Da leggere anche il commento di Vilma Torselli che affronta il rapporto architettura-arte.
Gli altri commenti non li cito perché, onestamente, non ho avuto il tempo di leggerli.

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14 dicembre 2011

CITTÀ: LESS AESTHETICS, LESS ETHICS




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11 dicembre 2011

QUANDO IL CATTIVO GUSTO SUPERA OGNI IMMAGINAZIONE

di Ettore Maria MAzzola

È di questi giorni la notizia che a Seoul, nell’area dello Youngsan Dream Hub, un centro per affari progettato da Daniel Libeskind, lo studio olandese MVRDV sta per realizzare due grattacieli gemelli ispirati all’attacco alle Twin Towers. Avete capito bene, le torri non sono ispirate a quelle di Yamasaki, bensì alle torri avvolte dalle nuvole causate dall’attacco kamikaze con gli aerei.


Nelle scorse settimane, l’Italia s’era indignata a causa dell’ultima trovata pubblicitaria della Benetton che vedeva il papa baciarsi sulla bocca con l’Imam, sicuramente una scelta di cattivo gusto, che però mostrava una scena d’amore e di pace, mentre qui ci troviamo davanti ad una scelta intenzionalmente ispirata dalla violenza.

La nostra cultura – ammesso che si possa ancora arrogare il diritto di adoperare questo termine – basandosi esclusivamente sull’edonismo e sul principio della “società dello spettacolo” ha perso del tutto il “comune senso del decoro”, non c’è più alcun senso del pudore che debba rispettarsi, BISOGNA APPARIRE!
Nella perenne competizione del mondo consumista e della Società dello Spettacolo, non c’è possibilità di emergere se si rimane “normali”, è indispensabile intraprendere la via del “famolo strano” se si vuol sperare, come diceva Andy Wahrol, di godere dei propri 15 minuti di notorietà.

Il “famolo strano” è una delle tante sfaccettature di quello che George Simmel definiva l’atteggiamento blasé:
«l'individuo dell’ambiente metropolitano ostenta indifferenza e scetticismo e risponde in maniera smorzata a un forte stimolo esterno a causa di una precedente sovrastimolazione, o meglio in conseguenza di stimolazioni nervose in rapido movimento, strettamente susseguentesi e fortemente discordanti. La più immediata causa all'origine di questo atteggiamento è la sovrastimolazione sensoriale offerta dalla città. Il cittadino sottoposto a continui stimoli in qualche modo si abitua, diviene meno recettivo. Il susseguirsi quotidiano di notizie ed emozioni fa divenire tutto normale, consuma le energie. Così subentra un'incapacità di reagire a sensazioni nuove con la dovuta energia e questo costituisce quell'atteggiamento blasé che, infatti, ogni bambino metropolitano dimostra a paragone di bambini provenienti da ambienti più stabili e tranquilli. Gli aspetti economici, l'economia monetaria e la divisione del lavoro alimentano anch'essi l'atteggiamento blasé. Il denaro è l'equivalente, l'unità di misura e spesso l'unico termine di confronto, di tutti gli innumerevoli oggetti, fra loro molto diversi, di cui dispone l'uomo. Oggetti per altro acquistati da un mercante e non da chi con fatica ed intelligenza li ha prodotti. Naturale conseguenza è la perdita dell'essenza e del significato delle cose. Tutto diventa opaco, la valutazione pecuniaria dell'oggetto finisce col divenire più importante delle sue stesse caratteristiche. Così si acquisisce l'insensibilità ad ogni distinzione, che è un'altra caratteristica dell'atteggiamento blasé».

Ecco quindi che, per godere dei propri 15 minuti di notorietà, non occorre necessariamente che quella ci venga per dei meriti … anche i demeriti vanno bene, purché si possa parlare di noi!
Anni fa, credo fosse il 1995, “enzimi” organizzò un concorso di progettazione per giovani architetti nel cui bando gli organizzatori dicevano che avrebbero premiato il progetto più “irriverente e dissacrante” … un ottimo modo per istigare le nuove leve a produrre opere fini a sé stesse e a fregarsene degli uomini e dell’ambiente.

Ma dove porta tutto questo?
Per il momento mi limito a far notare che, benché il progetto sia stato fatto da MVRDV, il masterplan è stato sviluppato da Daniel Libeskind … e il piano per Seoul ha delle sinistre similitudini con il piano dello stesso Libeskind per Ground Zero. Per la proprietà transitiva si deve supporre che uno zampino dell’architetto polacco debba esserci stato!
Inoltre, non è possibile credere alle parole di Jan Knikker di MVRDV il quale, una volta scoppiato lo scandalo per il progetto, ha dichiarato al quotidiano olandese Algemeen Dagblad, “Non era nostra intenzione creare un'immagine simile agli attacchi, né si vede la somiglianza nel processo progettuale" … tant’è che poi ha dichiarato "Devo ammettere che abbiamo pensato anche agli attacchi del 9 / 11".

Ebbene, alla luce di questa vergogna, ricordo a tutti che Daniel Libeskind è, insieme a Massimiliano Fuksas, uno degli “architetti di fama internazionale” a capo della “Commissione Grattacieli per Roma” … quale futuro dobbiamo aspettarci per la Capitale?
Mi auguro che il sindaco e il suo entourage riflettano a fondo, e blocchino sul nascere l’idiozia dei grattacieli a Roma.

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10 dicembre 2011

L'IDENTITA' DELL'ARCHITETTURA ITALIANA.LA STANNO ANCORA CERCANDO

Ringrazio Luigi Prestinenza Puglisi per aver permesso di postare questo articolo dell'amico Arch. Mauro Andreini, già pubblicato su presS/Tletter n° 29-2011

L’identita’ dell’architettura italiana.
La stanno ancora cercando
di Mauro Andreini

Penserete che voglia dissertare scientificamente di questo tema. Ma nemmeno per idea, non saprei che dire, anzi il problema non me lo sono neppure mai posto. Se invece l’argomento vi appare interessante e divertente eccovi l’annuale ricorrenza del convegno sulla “Identità dell’architettura italiana”, l’appuntamento più importante dopo la commemorazione di Tutti i Santi (che include anche quella dei Morti) e prima di quella dell’Immacolata Concezione.
Mi è difficile trattenere l’ironia ed il sarcasmo. Mi verrebbe di buttarla sul cazzeggio, alla zelig, introducendo il tema con l’elenco di possibili sponsors immaginari, da CukiDent a Prostatin, da ParmaCotto a ErbaLifeTerzaEtà, da Xanax a Viagra, il tutto con l’alto patrocinio dell’INPS. E subito proseguire con una sorta di monologo comico irriverente “ma dopo tutte queste volte non l’hanno ancora trovata l’identità? la stanno ancora cercando e sempre nello stesso luogo, con gli stessi nomi, con lo stesso programma e negli stessi orari?” chissà, verrebbe da aggiungere, se anche con le stesse relazioni. Anche perché cosa vuoi che sia accaduto di nuovo e con questa crisi da un anno ad oggi nel panorama italiano. Specialmente poi a quelli che non sono di certo i principali costruttori contemporanei.
Riesco a malapena a bloccarmi l’ironia, ma per non far pentire sin d’ora questo presS/Tigioso blog per avermi invitato cercherò di ricompormi in un atteggiamento più serioso.

Già dal titolo c’è qualcosa di ambiguo.
Identità dell’Architettura Italiana”, lascerebbe pensare che l’architettura italiana possa aver avuto ed abbia tuttora una sua unica identità omologante ed uniforme invece che infinite identità a seconda del luogo dove si trova. Se più verosimile questa seconda ipotesi allora andrebbe meglio “Identità delle Architetture in Italia”. Però in questo caso dovrebbero essere presenti anche rappresentanti delle altre parrocchie di pensiero e questo, forse, guasterebbe di sicuro la festa. Allora optiamo per un più partigiano “Identità di Parte dell’Architettura Italiana”.

Già dall’elenco dei relatori c’è qualcosa che balza agli occhi.
A vedere dai nomi sembrerebbe che l’architettura italiana si sia fermata venti o trentanni fa e sia stata portata avanti solo e rigorosamente da accademici strutturati appartenenti ad una sola corrente di pensiero. Non per essere contrari all’età senile, prima o poi ci aspetta tutti, né per voler rottamare a tutti i costi, ma trovare completamente esclusa la nuova generazione fa sembrare il tutto più un ritrovo annuale di auguri prenatalizi, come quelli delle congregazioni dove i decoltès contano più dei discorsi, piuttosto che un convegno ad ampio raggio sull’architettura italiana.
Ma che Studiosi dell’Identità sono se non conoscono e valorizzano i tanti giovani di qualità che sparsi per l’Italia, tra mille difficoltà, stanno cercando di ricercare e sperimentare la loro Innovazione. Inoltre non sembra presente alcun nome nuovo rispetto agli anni precedenti tanto da lasciar sospettare che la scelta avvenga per parrocchie o per affinità accademiche. Sembra quasi che in Italia esistano delle squadre di architettura così come quelle di calcio, ognuna a giocare sul proprio campo d’allenamento, ognuna ad autocelebrarsi senza mai affrontarsi nella partita del dialogo e del confronto.

Ognuna, in fondo, persa dentro i cazzi suoi.

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09 dicembre 2011

BRUTTI SIMBOLI PER UNA BRUTTA EUROPA

I simboli con cui le istituzioni si presentano ai propri cittadini e al mondo hanno la loro importanza, nonostante vi siano coloro che non vedono o non vogliono vedere questa relazione.
I simboli dell’Istituzione Europea sono senza tempo, senza luogo, senza identità, senz’anima e rappresentano, appunto, un immenso non-luogo istituzionale e politico. L'annullamento dell'identità dei popoli può essere causa di conflitti tanto quanto l'esasperazione identitaria.
L’architettura fisica con cui l’Europa si celebra, rappresenta al meglio, o al peggio secondo i punti di vista, la sua architettura istituzionale e politica: una pura astrazione avulsa dall’Europa delle nazioni e dei popoli. Per rappresentare tutti si è scelto di non rappresentare nessuno, si è scelta una generica e brutta modernità priva di contenuti che non siano quelli della finanza, che è economia virtuale privata della componente del lavoro e quindi della componente umana. Una finanza delocalizzata per un’istituzione che non ha radici nei territori e nel cuore della gente.
Niente a che vedere con il Palazzo del Parlamento Italiano o con quello del Quirinale o con l’Eliseo o con Il Palazzo di Westmister o con la Casa Bianca.

Le stesse banconote sono le più brutte del mondo, disegnate con architetture ideali e inesistenti in cui nessuno si potesse riconoscere per non dare il senso della primazia, ma sperando, chissà perché, che tutti ci si potessero riconoscere. La statua davanti al Parlamento europeo è una pessima e triste scultura che sostiene il simbolo dell’euro, a fronte della statua della Libertà che sostiene una fiaccola accesa, simbolo di fede e speranza. Quella € potrebbe stare bene sopra il forziere di Paperone, non al Parlamento. La speranza d’Europa è quindi una moneta più artificiale di qualsiasi moneta, già di per se stessa artificiale e convenzionale. Se cade la moneta cade perciò la costruzione politica e istituzionale nel suo complesso.
L’architettura dell’Europa ha rifiutato la bellezza perché non poteva fare diversamente. In questo possiamo riconoscere, amara soddisfazione, che i simboli scelti sono sincera espressione di una misera realtà costruita su un ideale di universalismo politico, economico e culturale di cui, ironia della sorte, l’attuale, anomala situazione politica italiana sembra quasi manifestazione e sottoprodotto.

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02 dicembre 2011

PILLOLE DI MODERNITA'

Post senza pretese, solo una raccolta alquanto casuale di frasi raccolte qua e là in rete, nei commenti di questo blog e su facebook sull’idea della modernità e delle sue conseguenze in architettura.
Non tutti i “pensieri” hanno un autore, non per scelta ma perché alcuni non l’avevano proprio e altri li ho letteralmente persi per strada. Nel caso eccezionale che qualcuno lo riconoscesse come suo, basta scrivere e io lo inserisco.


- La contemporaneità non é una qualità, non é uno stile, non é una religione, non é una saggezza, non é un'abilità, non é una estetica, non é una promessa, non é un ideale e neanche una delusione!
Quello che é semplicemente la contemporaneità, é il fatto di essere qui, adesso!
La contemporaneità qualifica soltanto il momento nel quale viviamo...Ne possiamo essere entusiastici o no, e purtroppo rimaniamo tutti contemporanei! Lucien Steil

- "Intanto tutta la grande architettura é contemporanea al suo tempo, rilevante alla sua situazione nello spazio, nel tempo, nella società umana - ma anche eterna. Senza quest’essere eterna - quest'essere in armonia con il cosmos e l'evoluzione della vita - nessun'architettura può essere chiamata contemporanea." Hassan Fathy

- E poi mi piace guidare una macchina con navigatore satellitare e lo preferisco ad andare in carrozza, soprattutto per le lunghe distanze. Se potessi muovermi in elicottero sarebbe meglio ( anche se questo non vuol dire che non mi piaccia anche camminare o andare in bicicletta). Luigi Prestinenza Puglisi su facebook

- Nooo, la carrozza paragonata alla macchina noooo. Questa non me la dovevi tirare fuori. Pietro Pagliardini (risposta a LPP su facebook)

- L'evoluzione non si può certo fermare.

- Il dubbio che ho riguardo a questi argomenti è: il cosiddetto "moderno" in architettura, ha una sua autonomia reale, un suo sistema, oppure i suoi criteri, in realtà, si fondano per differenza su una negazione di criteri classici? (di cui avrebbe dunque sempre bisogno per riproporre la negazione?)
Sono sempre più convinto che è "la seconda che ho detto". Biz (Guido Aragona)


- «Confesso che non mi piace molto la parola modernità preferisco il verbo equivalente, modernizzare. Perché indica la creazione, quell' azione reale e concreta che ci porta a trasformare in continuazione ogni nostra forma di espressione. Modernizzare è, d' altra parte, una sfida continua». Una sfida che, in architettura, si può tradurre in... «Ad esempio nella ricerca di nuovi materiali. Come lo sponge, un "ibrido di aria e materia" che abbiamo sperimentato per questo nuovo spazio. Un "ibrido" messo a punto per l' occasione ma che va comunque ad aggiungersi agli altri materiali tradizionali che abbiamo utilizzato: l' alluminio, il legno e il vetro, anche se si tratta di un vetro che può cambiare trasparenza a secondo delle esigenze. Ma modernizzare è anche usare le nuove tecnologie digitali»- Rem Koolhaas intervistato da Stefano Bucci sul Corriere in occasione del nuovo spazio Prada a Los Angeles

- so anch'io che un tetto a due falde con una capriata "tradizionale" utilizzata come pensilina in una piazza volta è più comprensibile di un'altra struttura... MA è BELLA??????????????????????????????????????????????????????????? ...sarà pardaossale ma e o.....a!!!!!!! Ve lo assicuro io se non ve la detto ancora nessuno è proprio b....a, non si può g.....e! Il tempo è cambiato siete ancora fermi a qualche secolo fa... s.....a!!!! Luca Donazzolo da facebook

- La tanto vituperata modernità nasce dall’implicito confronto con ciò che è stato, nasce dall’elaborazione del passato, quand’anche negato, ineludibile nucleo promotore del cambiamento e della presa di coscienza di una moderna autonomia intellettuale, senza disconoscere i debiti di carattere formale o contenutistico verso chi ci ha preceduti. Ed in questi termini il passato non è un bagaglio inutile, è un elemento di confronto necessario e indispensabile che tuttavia non deve obbligatoriamente concretizzarsi in ripescaggi stilistici o imitazioni morfologiche anticheggianti, il che significherebbe solo mummificazione di linguaggi in un repertorio formale senza tempo, vecchio prima ancora di nascere.
Non è una scusa assolutoria dire che un architetto di oggi che progetti "in stile" “non ha nessuna intenzione di far credere che la sua opera sia stata realizzata in un’altra epoca”, può essere che non ci sia falsificazione, almeno nelle intenzioni, ma c’è senz’altro l’incapacità di parlare un linguaggio autonomo e innovativo, sapendo che la modernità non va copiata (da presunti “grandi modernisti”), va inventata. Vilma Torselli


- Modernità non consiste nell'adottare quattro mobili quadrati. Leon Krier

-Potremmo risalire anche ai saggi degli anni Settanta di Charles Jenks sulla fine della modernità, da cui sono derivati i riflussi reazionari di Léon Krier, non solo contro la modernità ma contro il progetto in generale. Andrea Branzi

- C'è probabilmente una tendenza più generale che tende a porre il singolo individuo in contrapposizione alla società nel suo complesso, laddove invece l'individuo può trovare una sua dimensione (anche in quanto individuo) solo in un contesto sociale, sia pure con tutte le tensioni che questo comporta. Il "contesto sociale", come l'ho chiamato, richiama la necessità del "linguaggio" inteso come terreno comune, entro cui l'individuo può esplicarsi ma in questo "contesto", contro la destrutturazione del linguaggio che invece è conseguente alla frattura fra individui singoli e società.
Si potrebbe anche dire che questa "destrutturazione" linguistica, sociale, è opera del nichilismo.biz (Guido Aragona)


- Quelli che danno tanta importanza alla questione della modernità, non é che si impegnano in un mondo artificiale di valori relativi e di frivolità, in un mondo dove il senso comune non fa più senso, e dove la ragione ha perso il lume della ragione? Lucien Steil

- Pensare che "il mondo era meglio una volta" è un discorso da "vecchi al bar", senza offesa ovviamente, ma lascia il tempo che trova. Non mi sembra neanche tanto deontologico e di sicuro non da professionisti che hanno l'obbligo morale di rimanere al passo coi tempi per dare al proprio committente sempre un prodotto all'avanguardia delle ultime conoscenze tecniche e tecnologiche. Master

- Gli italiani sono a proprio agio con lo spazio della loro storia, in quello spazio si muovono e si ritrovano con una disinvoltura e una familiarità ereditate dai secoli passati, di modo che si può parlare al riguardo di un insieme di “luoghi”. Un luogo è un luogo nel senso pieno del termine se vi si può reperire un legame visibile con il passato e se tale legame è manifestamente presente alla coscienza di chi lo abita o lo frequenta. Marc Augè

- La modernità non è presunta, è un modo di essere (è inutile che ricordi che Augé è il filosofo della surmodernité), l'antropologia studia ciò che accade, ne indaga gli sviluppi e le ragioni, cercando di capire perché Milano costruisce Citylife, perché Fuksas progetta, perché Gehry sia ancora a piede libero.
E' determinante per aiutarci a capire il mondo in cui viviamo, non per cambiarlo. Vilma Torselli


- la pensilina di Isozaki, che De Carlo, non Krier, ha chiamato "tettoia", viene rifiutata per tutti i motivi possibili e quelli che non esistono dovrebbero essere inventati, pur di non farla. In quella pensilina lo stile E' il merito, e viceversa. Pietro Pagliardini

- Nessuno, pare incredibile a dirsi, s’era reso conto che il contesto civile, la cultura ed infine l’architettura, avevano origine ed esistevano al di là ed al di sopra delle sovrastrutture politiche ed economiche del momento, legati indissolubilmente allo spazio fisico, al territorio, alla geografia, anche minuta, dei luoghi, al linguaggio parlato ed infine anche a quello architettonico.
Nessuno parve ( e pare tuttora) rendersi conto che l’uomo è animale sociale che si aggrega per aree geografiche, culturali, linguistiche precise ed ha bisogno di sistemi comunicativi (…architettura inclusa… ) che lo mettano in relazione fattiva con i suoi simili ed i suoi “prodotti” passati presenti e futuri.
Un piccolo dettaglio secondario, sfuggito al quadro generale insomma : ciò che conta nella situazione presente sembrerebbe invece l’individuo, il demiurgo che rende “chiaro” ed inventa (…senza nemmeno conoscere bene significato ed etimologia…), cambia la storia, sogna e si batte contro la massa banale ed ignorante ; ripetitiva infine (.. peggiore incubo.!..) che vorrebbe ridurlo a se; senza, peraltro, sospettare che quella massa deprecata “è” lui. Memmo54


- già che ci siamo, Pietro, allora diciamocelo: il progetto di Pier Carlo e Léon è allucinante (progetto a Modena).
L'accusa di falso storico è infondata? Ma sì, è del tutto normale fare oggi palazzetti in stile rinascimentale, a patto che poi ci si mettano anche dei figuranti con mantelli, gamurre, giornee, cotte, naturalmente non solo a carnevale! Vilma Torselli


- Il pensiero "unico" è proprio quello di Marconi e di quelli che la pensano come lui, non ci sono progetti contemporanei e progetti non contemporanei, ci possono essere soltanto Progetti con la P maiuscola fatti da architetti e ricostruzioni filologiche per cui non c'è bisogno di architetti ma di storici.

- Perché vi ostinate a pensare che oggi, per la prima volta nella storia, non è mai successo nel corso degli ultimi 3000 anni, non si può esprimere la contemporaneità e bisogna soltanto copiare il passato ? Antonio Marco Alcaro

La lentissima, a volte impercettibile, evoluzione permette comunque di mantenere un rapporto costante e ricucire un’epoca con l’altra. La Maison Carrè parla ancora alle casine basse e modeste d’intorno; dialogava con il teatro antistante, inferiore ma non indegno. L’edificio di Foster, per altri versi ben fatto, ben costruito, ben realizzato, bello in fine, non dialoga affatto: è un estraneo e muto, quanto indecifrabile, segnale giunto per caso. Memmo54

- «Io sono per la legittimità del nuovo anche all'interno di un manufatto antico. Scarpa diceva che non c'è restauro senza trasformazione. Ma ci vuole qualità. La cosa certa è che deve essere autenticamente nuovo per rispettare la dignità del nostro tempo» Mario Botta in una intervista a Pierluigi Panza

- Caro Ettore (Ettore Maria Mazzola), hai ragione a dire che antichisti non è appropriato ma è un semplice problema di comunicazione: se io dico "sono un architetto moderno", dopo devo anche spiegare che moderno è diverso da modernista e quando sono arrivato in fondo non mi legge più nessuno. Pietro Pagliardini

- In questa polarizzazione tra modernisti e tradizionalisti (diciamo così per comodità schematizzante ben sapendo che esistono infinite sfumature) la mia simpatia va ai primi per il semplice fatto che giudicare un opera contemporanea, cercare di capire e interpretare se si é di fronte ad una bufala o ad un autentico capolavoro é estremamente più difficile e rischioso, mentre ricorrere a modelli storici consolidati ci si mette maggiormente al riparo da eventuali errori, proteggendoci in maniera consolatoria dalla frammentazione contemporanea, conducendoci peróinesorabilmente ad un mondo culturalmente chiuso, cristallizzato e privo di possibilità. Giulio Pascali

- Chiedo: se Leonardo avesse avuto a disposizione i programmi di grafica-architettonica, avrebbe continuato a progettare con il "carboncino"? Maurizio Zappalà

- Tu ritieni che il movimento moderno nasce per strappare l'architettura ad una elite e io credo che sia esattamente l'opposto, cioè il MM, come le avanguardie artistiche, è elite, e direi anche in modo assolutamente consapevole e non ritengo che l'architettura attuale sia una degenerazione del MM ma la sua naturale evoluzione. Pietro Pagliardini

- scusate se continuo a dire la mia, senza avere alcuna competenza specifica.
A Bologna, tra fine '800 e inizio '900 è nato un bel po' di architettura "medioevale" per spinta del Rubbiani. Anche il palazzo di Re Enzo, praticamente in piazza maggiore è, secondo un certo punto di vista, un falso. Ma è gradevole, si sposa bene al contesto..... enrico delfini


- i pseudo-cloni siccuramente sono un atto di pessima architettura senza personalita...
come i pseudo-cloni di le corbusier che inquinano le periferie moderne
o i pseudo-cloni classicisti o post-modernisti che vanno molto di moda in italia mentre per fortuna nel resto d'europa sono superati.
una pessima archiettura è una pessima archiettura sia che sia moderna , classicista , rinascimentale , gotica o romana. Anonimo (e meno male che è anonimo…)


Aggiungo un po' alla volta, quasi a pro-memoria per me, alcuni link preziosi sulla modernità:

Tradizione e Modernità nella pratica contemporanea, di Lucien Steil su Il Covile
L'illusione della modernità, di Stefano Borselli su Il Covile
Armando Ermini commenta L'illusione della modernità su Il Colvile

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01 dicembre 2011

BLOCCO DEL TRAFFICO

Pubblico questo post di E.M.MAzzola il cui argomento non è direttamente pertinente con i contenuti di questo blog, ma che tuttavia affronta un tema che riguarda la città, la sua mobilità, la salute dei cittadini e il rispetto delle tradizioni e della cultura dei vari popoli che compongono la sempre meno allegra brigata che si chiama Europa.
Non saprei dire se una trasmissione TV sia in grado di affermare verità assolute, ma certamente la mia sfiducia nell'Europa e nelle sue nevrotiche normative sempre più stringenti, nello specifico con i vari motori Euro n, ma anche nell'abolizione dei forni a legna, nella normativa sulle dimensioni dei seggiolini degli autobus (come se tutti gli europei avessero lati B della stessa taglia), nel "liberalizzare" i nomi dei vari prodotti locali e di tutto quanto appartenga, in genere, alla specificità dei luoghi e dei costumi della numerosi comunità che la compongono, insomma nella sua ottusa determinazione di annullare le differenze tra i popoli in nome di un mondialismo assurdo e pericoloso ma sempre più vicino, mi inducono a pensare che ci sia molto di vero anche nella storia dei motori.


Blocco del traffico, targhe alterne: una truffa pianificata dalla lobby dei produttori di auto
di
Ettore Maria Mazzola


L’ultima puntata de “le Iene” ha proposto un interessantissimo servizio dell’inviato Pelazza.
Uno specialista di “nanodiagnostic”, il dr. Stefano Montanari, ha mostrato come le auto di nuova generazione, ovvero le uniche ammesse a circolare in occasione del blocco del traffico, risultino molto più inquinanti di quelle vecchie.

Nei motori di vecchia generazione, il tubo di scappamento emette delle particelle a base di carbonio che, al loro interno, contengono delle particelle più piccole (ferro, cromo, manganese, magnesio, bario). Ebbene, il prodotto della combustione dei vecchi motori, essendo caratterizzato da particelle di carbonio all’interno delle quali restavano imprigionate le particelle dei metalli nocivi, risultava meno pericoloso di quello che accade oggi: le dimensioni di quelle particelle, infatti, erano tali da non arrivare all’interno degli alveoli polmonari degli esseri viventi.

Poco prima del 2000 venne inventato il “filtro antiparticolato”, il cui scopo è quello di trattenere le polveri sottili prodotte dal motore. Però, ogni 500/1000 Km il filtro deve pulirsi, sicché parte un processo di combustione delle particelle di carbonio che libera quelle particelle finissime che erano contenute nelle particelle di carbonio, espellendole dal tubo di scappamento. Questa volta, però, quelle particelle sono così sottili da penetrare all’interno degli alveoli polmonari!

Alla domanda dell’inviato sulle conseguenze di questa situazione, lo scienziato ha risposto: “queste particelle, una volta annidate nel nostro organismo, possono provocare ictus, infarto, parecchie forme di cancro, deformazioni fetali, aborti e perfino il diabete!
Qui inizia la cosa più sconvolgente che il video ha mostrato. La troupe de “le Iene” e lo scienziato hanno fatto un prelievo dei gas di scarico prodotti in venti minuti da due auto, una di vecchia e una di nuova generazione. Il prelievo è poi stato esaminato in un laboratorio specializzato, e i risultati sono stati portati nei “Laboratori di Riferimento della Comunità Europea” e mostrati a quegli ingegneri che hanno convinto la Comunità stessa ad imporre, tramite leggi apposite, l’installazione sulle auto dei filtri antiparticolato!
I tre ingegneri intervistati da Pelazza hanno finto di non sapere ciò che succedesse al momento della “rigenerazione del filtro” per cui, una volta viste le immagini e i dati mostratigli da Pelazza, uno dei tre ha detto: “ben vengano i contributi, noi siamo qui per fare ricerca, nessuno ha mai detto che la ricerca è finita … anzi!

Anzi cosa?

Per il momento possiamo solo capire che la ricerca è stata avallata dai cialtroni della Comunità Europea come inconfutabile, tanto da imporre alle nazioni l’uso di auto e motorini Euro 3, 4, 5 ecc.
La sperimentazione è dunque stata fatta, e viene fatta, sugli esseri umani (e sugli altri animali) tutt’ora ignari dei rischi che stanno vivendo. Per l’ambiente non sembra esser stato provato alcun beneficio, gli unici benefici li ha ottenuti la lobby dei produttori di autoveicoli!
È assurdo che a far scoprire certe cose debbano essere i programmi televisivi satirici. Certe notizie dovrebbero essere riportate all’interno dei telegiornali nazionali, ma questi, purtroppo, preferiscono fare servizi record di ascolto del programma di Fiorello, o sull’ultima moda in materia di toeletta per cani o sulla presunta gravidanza della nuora del Principe Carlo!

Alla luce dell’evidenza di questa schifosa realtà, c’è da chiedersi perché dovremmo continuare accettare il blocco del traffico e le giornate a targhe alterne che ci vengono imposte? Perché dovremmo accettare queste misure il cui unico scopo è di incentivare la vendita di auto Euro “n” (il numero cambia sempre per obbligare ad acquistare l’ultima Euro che ci consente di circolare)?
Un sindaco meno cialtrone, una volta appresa questa situazione, dovrebbe sospendere le misure prese ed imporre solo il blocco delle auto di nuova generazione! … Ma ciò non avverrà mai, a meno che non ci si vuole suicidare politicamente, o “farsi suicidare” in circostanze misteriose!

Visto che a pensare male, come diceva Giulio Andreotti, “si fa peccato … ma spesso si ha ragione”, sono portato a pensare che, analogamente a ciò che accadde negli USA degli anni ’40-’50, quando l’intero sistema di trasporto pubblico venne acquistato e smantellato ad opera della più potente casa automobilistica con l’intento di imporre l’urbanistica a macchia d’olio e l’acquisto delle auto, il problema dei trasporti pubblici in Italia non verrà mai risolto: se questi funzionassero la gente eviterebbe molto volentieri di usare l’auto privata … la dimostrazione ci è stata fornita dalla totalità delle interviste telefoniche che la trasmissione Caterpillar AM su Radio Rai e su Rainews24 ha mandato in onda un paio di giorni fa.

Propongo quindi due cose:
1) indire un referendum che abroghi le leggi che impongono l’acquisto di auto di ultima generazione e, nel frattempo, sospendere la farsa dei blocchi delle auto, a meno che non si blocchino solo le auto di nuova generazione;
2)in sostituzione dello stanziamento di milioni e milioni di euro pubblici per progetti inutili e assurdi come il Ponte sullo Stretto e la TAV in Val di Susa, propongo lo “spostamento” di quei fondi per favorire i potenziamento del trasporto pubblico, sì da adeguarci agli standard di Paesi più civili del nostro in questo campo. Gli autobus non inquinanti, i tram, i filobus, le metropolitane, i treni ad alta frequentazione, devono esser garantiti con passaggi non superiori ai 5 minuti. In quest’ottica sono disposto ad accettare, come avviene a Londra, una supertassa per chi intenda utilizzare il proprio autoveicolo in centro città!

Per chi avesse perso la puntata delle Iene, eccovi il link
Le Jene

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