Al momento della scelta dell'indirizzo di questo blog, dopo una serie di tentativi a vuoto alla ricerca di un nome semplice e pertinente, la sorpresa: "regola" era libero! L'architettura è oppressa da leggi e regolamenti, i termini più altisonanti della "creativa" cultura architettonica erano già occupati ma una parolina così semplice e antica e comprensibile da tutti, cioè "regola", era libera!
Questo blog parla appunto di "regole" contro la sregolatezza architettonica.


7 novembre 2010

PERCHE' IL CROLLO DI POMPEI

Dopo il crollo di Pompei, un giustamente indignato Presidente della Repubblica ha chiesto spiegazioni urgenti: «Quello che è accaduto a Pompei dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l'Italia» ha dichiarato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, commentando il crollo nell'area archeologica. «E chi ha da dare delle spiegazioni - ha aggiunto - non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie». (dal Corriere della Sera).

Il professore E.M. Mazzola ha mandato a me e ad altri questa mail che spiega le autentiche e non contingenti ragioni del crollo, ed io la posto perché possa contribuire a fare un po' di chiarezza. Il Presidente non la leggerà certamente, ma se per una fortuita e insondabile casualità anche parte del suo contenuto potesse giungergli in qualche modo, sarebbe un bel contributo di chiarezza, dopo le banalità del teatrino della politica e delle soprintendenze lette sui giornali di oggi e di ieri.

****

Carissimi,
non vi nascondo che mi sento triste come se stessi scrivendo un messaggio di condoglianze.
Dopo il crollo della chiesa delle Anime Sante di L'Aquila, speravo che fosse chiaro oramai a tutti che il cemento armato non va d'accordo con le murature antiche ... sembrava che lo avevessero capito anche le soprintendenze. Nessuno ha mai smentito ciò che ebbi modo di scrivere 3 giorni dopo il sisma abruzzese.
Oggi siamo qui a dibattere se scrivere e come ... ma non vorrei che alla fine si scrivesse qualcosa che faccia sembrare che sia stato fatto solo per rivendicare il nome del "Gruppo Salìngaros" piuttosto che per rimpiangere un bene inestimabile che è andato perduto "grazie" all'ignoranza umana.
Abbiamo persone che ci amministrano, le quali preferiscono investire i nostri soldi per costruire il Maxxi (120.000.000 di Euro) e comprare una collezione di "opere d'arte" (60.000.000 di Euro) per dare un senso al "museo" di Zaha, pur sapendo che i nostri soldi dovremmo investirli per tutelare i monumenti che dovrebbero darci da campare con il turismo.

E' venuto giù l'intonaco di una volta del Colosseo ed abbiamo scoperto che non avevamo i soldi per fare i lavori necessari ... anche "grazie" allo spreco di denaro per costruire (ed arredare) il Maxxi e il Macro; è venuta giù una parte della Domus Aurea, ed oggi la casa dei gladiatori, ma continuiamo a pensare a costruire una serie di edifici inutili concepiti per la società dello spettacolo, fondata sulla moda passeggera. Perché dobbiamo consentire ancora tutto questo?
Il cemento è un pessimo materiale, chi lo ha inventato non poteva conoscere i suoi effetti collaterali nel medio-lungo termine, tuttavia la Carta di Atene del '31 impose il suo utilizzo, e quello dei materiali sperimentali nel restauro dei monumenti ... si dicevano utili perché più resistenti e perché consentivano di riconoscere l'antico dal nuovo.
Oggi però, a distanza di tanti anni, tutti conoscono, specie nelle soprintendenze, ciò che il cemento armato ha provocato ai templi di Selinunte e di Agrigento, a Piazza Armerina, e via discorrendo, sicchè viene da sorridere - ma in realtà dovremmo piangere - leggendo che l'ex sovrintendente Guzzo abbia dichiarato che il crollo simile verificatosi a gennaio avrebbe dovuto imporre un monitoraggio!
Non un monitoraggio, bensì una sostituzione di tutti i restauri in c.a., avrebbe dovuto farsi sin da quando si è scoperto che quel maledetto materiale non ha nulla in comune con le strutture antiche, e che semmai le distrugge.
Il prof. Marconi racconta sempre della sua esperienza Pompeiana con la triste vicenda della Casa delle Nozze d'Argento ove l'impluvium venne a subire una sorte simile a quella dell'edificio odierno, grazie all'ottusità della sovrintendenza che si rifiutò di far realizzare (con soldi stranieri per giunta) la sostituzione della struttura in c.a. realizzata negli anni '50 con una nuova struttura in legno ... motivo del diniego? Sarebbe stato un falso storico!
Spesso le tragedie lasciano un profondo dolore, ma altrettanto spesso il sacrificio di qualcuno porta beneficio ai posteri. Mi auguro che quest'ennesimo scempio causato dall'idiozia umana serva da monito affinchè si possa finalmente vietare per legge l'uso del calcestruzzo armato, e ci aiuti a dimenticare per sempre l'ottusità del "falso storico".
Se non si fosse intervenuti per sostituire con travi in legno le travi in c.a. che negli anni '50 sostituirono quelle originarie della volta a carena palladiana, probabilmente tra un paio di anni avremmo dovuto rimpiangere per sempre la Basilica di Vicenza. Anche in questo caso dobbiamo dire grazie alla saggezza di Paolo Marconi che è stato consulente per questo restauro che consentirà ai posteri di godere della vista del simbolo di Vicenza.
Occorre rivedere di sana pianta l'insegnamento distorito che si è fatto negli ultimi 70 anni nella facoltà di architettura e di ingegneria, solo così sarà possibile garantirci una riformazione dei professionisti che dovrebbero sovrintendere ai beni culturali.
Per far questo sarà necessario non abbassare mai la guardia e premere affinché i media influenzino il corpo docente, ancora ottusamente ancorato ai dettami di Brandi e Pane per il restauro e di LeCorbusier e Bardi per l'architettura e l'urbanistica. L'avvento del Modernismo potè essere possibile anche e soprattutto grazie al bombardamento mediatico di riviste come La Casa Bella, Quadrante, Moderne Bauformen, L'Esprite Nouveau ecc. che, facendo il lavaggio del cervello alla classe docente dell'epoca, consentirono la messa al bando degli architetti tradizionali, da Frigerio a Brasini.
Sicchè oggi, 70 anni e passa di pessima gestione ideologica del nostro patrimonio, fanno sì che si debba invertire la rotta, ritornando ad operare come il buon senso aveva fatto in passato, costruendo e ricostruendo con gli stessi materiali e le stesse tecniche utilizzati dai costruttori originari degli edifici che necessitano interventi di restauro. Quella saggezza costruttiva e di restauro ci ha consentito di godere della fruizione di queste bellezze che il mondo ci invidia, non è più ammissibile che l'egoismo ideologico di una minoranza di tecnici, storici e critici possa continuare a distruggere il nostro patrimonio imponendo la lettura del nuovo e dell'antico.
Si rifletta inoltre sul fatto che quando si parla di restauro, se si va a leggere il dizionario o anche la legge 457, non si parla ci "conservazione" del bene, ma di ripristino dello stesso! Nelle soprintendenze si conosce solo l'idea di conservare (male), mai quella di "rimessa in vita" che il termine restauro prevederebbe.

Ettore Maria Mazzola

7 commenti:

ettore maria ha detto...

Grazie Pietro,
Non credo che le mie parole possano mai giungere a Napolitano, né a Bondi, tuttavia spero che questo messaggio possa dar coraggio alla gente, facendo sì che si moltiplichino post come questo, finché qualcuno di essi riesca ad arrivare sui tavoli giusti, obbligando i nostri amministratori a ricercare, ed estirpare per sempre, le verità che si nascondo dietro eventi tragici come questo.
Un caro saluto
Ettore

La Capanna in Paradiso ha detto...

Condivido pienamente il contenuto di questo post, penso non si possa esprimere meglio la problematica attuale e penso che varrebbe la pena di spedirlo al Presidente della Repubblica, io sono pronto a sottoscriverlo.
Un saluto
Enrico Bardellini (La Capanna in Paradiso)

Salvatore D'Agostino ha detto...

Ettore,
che tristezza l'indignazione mischiata all'auto-elogio.
Mi ricorda mister B. che scende in campo per il bene del paese.
Il supereroe dell'emergenza Bertoloso.
Atteggiamento poco civico e piccolo borghese (per fortuna che ci sono io).
Buona domenica,
Salvatore D'Agostino

P.S: Commento virale per un post virale

Pietro Pagliardini ha detto...

La tristezza è il rifuggire il merito e mettersi invece a fare il solito moralismo d'accatto.
Quanto Ettore scrive corrisponde ad una verità ormai documentata anche in occasione dei terremoti, che Paolo Marconi ha più volte denunciato.
Lo stesso caso del crollo della volta ad Assisi è stato documentato essere attribuibile alla pesantezza dei materiali con cui era stato effettuato il presunto restauro.
Invece nei giornali, e tu, indirettamente, ti accodi al coro, parlano di "politica".
Ma è molto più facile parlare di corruzione, indifferenza, mafie varie, tanto non ci può essere smentita dietro alla genericità dei fatti. Non sembra fare danno e da anche un'aura di onestà.
Questa è la vera tristezza, cioè voler nascondere la verità e continuare a lasciare le cose come stanno.
Pietro

Matteo Seraceni ha detto...

Concordo pienamente sulla seconda parte dell'intervento di Mazzola.
C'è un'idea sbagliata e direi quasi "morbosa" di restauro architettonico e...si: Brandi era un coglione a pensare che le regole del restauro artistico potessero applicarsi "tout court" all'architettura.
Però credo sia abbastanza ovvio che la gestione del sito di Pompei sia stata sempre disastrosa; situazione peggiorata grazie ad un anno di "commissariamento".
Perché non ammettiamo semplicemente che in Italia siamo incapaci di prenderci cura del nostro patrimonio artistico?
Credo che in questo Daverio abbia dato una lettura certamente provocatoria, ma sicuramente azzeccata.
A presto

Matteo
http://izic.it/Csi2

Pietro Pagliardini ha detto...

Matteo, ho lasciato un commento sul tuo blog e non lo ripeto qui.
Ciao
Pietro

Stefano Serafini ha detto...

"Piccolo borghese"? Non so che virus abbia contratto il D'Agostino prima di scrivere il post autocelebrativo contro l'autocelebrazione che vede solo lui, ma a occhio si porterà sulle spalle anche un'età anagrafica da 65enne. Almeno lo spero per lui, altrimenti il virus è di quelli cattivi.

Etichette

Alemanno Alexander Andrés Duany Angelo Crespi Anti-architettura antico appartenenza Ara Pacis Archistar Architettura sacra architettura vernacolare Archiwatch arezzo Asor Rosa Augé Aulenti Autosomiglianza Avanguardia Barocco Bauhaus Bauman Bellezza Benevolo Betksy Biennale Bilbao bio-architettura Bontempi Borromini Botta Brunelleschi Bruno Zevi Cacciari Calatrava Calthorpe Caniggia Carta di Atene Centro storico cervellati Cesare Brandi Christopher Alexander CIAM Cina Ciro Lomonte Città Città ideale città-giardino CityLife civitas concorsi concorsi architettura contemporaneità cultura del progetto cupola David Fisher densificazione Deridda Diamanti Disegno urbano Dubai E.M. Mazzola Eisenmann EUR Expo2015 falso storico Frattali Fuksas Galli della Loggia Gehry Genius Loci Gerusalemme Giovannoni globalizzazione grattacielo Gregotti Grifoni Gropius Guggenheim Hans Hollein Hassan Fathy Herzog Howard identità Il Covile Isozaki J.Jacobs Jean Nouvel Koolhaas L.B.Alberti L'Aquila La Cecla Langone Le Corbusier Leon krier Léon Krier leonardo Leonardo Ricci Les Halles levatrice Libeskind Los Maffei Mancuso Marco Romano Meier Milano Modernismo modernità moderno Movimento Moderno Muratore Muratori Musica MVRDV Natalini naturale New towns New Urbanism New York New York Times new-town Nikos Salìngaros Norman Foster Novoli Ouroussoff paesaggio Pagano Palladio Paolo Marconi PEEP periferie Petruccioli Piacentini Picasso Pincio Pittura Platone Popper Portoghesi Poundbury Prestinenza Puglisi Principe Carlo Purini Quinlan Terry Referendum Renzo Piano restauro Ricciotti riconoscibilità rinascimento risorse Robert Adam Rogers Ruskin S.Giedion Sagrada Familia Salingaros Salìngaros Salzano Sangallo Sant'Elia scienza Scruton Severino sgarbi sostenibilità sprawl Star system Stefano Boeri steil Strade Tagliaventi Tentori Terragni Tom Wolfe toscana Tradizione Umberto Eco università Valadier Valle Verdelli Vilma Torselli Viollet le Duc Vitruvio Wrigth Zaha Hadid zonizzazione