Al momento della scelta dell'indirizzo di questo blog, dopo una serie di tentativi a vuoto alla ricerca di un nome semplice e pertinente, la sorpresa: "regola" era libero! L'architettura è oppressa da leggi e regolamenti, i termini più altisonanti della "creativa" cultura architettonica erano già occupati ma una parolina così semplice e antica e comprensibile da tutti, cioè "regola", era libera!
Questo blog parla appunto di "regole" contro la sregolatezza architettonica.


5 febbraio 2009

DIMENTICARE LE CORBUSIER!

di Giulio Rupi

Perché “Dimenticare Le Corbusier”?
Perché dimenticare questo gigante, l’autore, il precursore di tutte le teorie architettonico - urbanistiche che stanno alla base della Modernità?
Perché dimenticare l’uomo che più di ogni altro ha influenzato il mondo delle costruzioni da ottanta anni a questa parte?
Sviluppiamo il ragionamento per punti successivi, che si collegano l’uno all’altro e che verranno nel seguito approfonditi uno per uno.

Primo punto: il Nostro aveva delle idee assolutamente folli sulla qualità urbanistica della città. Queste idee, sostenute oggi, farebbero considerare fuori di testa colui che le enunciasse.
Secondo punto: il Nostro ha elaborato delle teorie assolutamente coerenti con questa sua visione urbanistica delirante e le ha sapute imporre al mondo con una capacità affabulatoria ineguagliabile.
Terzo punto: la cultura urbanistica mondiale ha, da ottanta anni, acquisito queste teorie Corbuseriane come il Vero Unico Verbo dell’Urbanistica e da allora si è mossa su quelle direttive.
Quarto punto: a causa di quanto sopra i nove decimi di quanto si è costruito da allora su tutto il pianeta derivano direttamente da quella impostazione teorica e quindi i disastri urbanistici delle periferie del mondo sono la naturale conseguenza di quelle idee folli ricordate al primo punto.

PRIMO PUNTO: LA FOLLIA DELLE IDEE
A dimostrazione di questo punto si riportano appresso tre frasi del Nostro, riferite alla sua delirante visione della città storica e del suo destino.
Prima frase:
"Rifuggiamo dal levare lo sguardo su quel ritaglio di cielo che si disegna tra i cornicioni delle case: è uno spettacolo troppo deprimente. Da un capo all'altro della città, pressoché su tutte le strade, si apre questo grande squarcio, delimitato da una linea spezzata, dura, angolosa, tormentata. Né riesce a suscitare in noi alcune senso di eccitazione, per l'incoerenza del suo sviluppo. Resteremmo ben altrimenti impressionati se questo profilo della città stagliato contro il cielo seguisse una linea pura, tale da farci avvertire la presenza di una forza ordinatrice. Gli abbaini, le tegole, le grondaie che incoronano la città occupano nel paesaggio urbano quel posto privilegiato in cui si intersecano nettamente i due elementi che determinano la sensazione ottica. Il cemento armato vi porta la liberazione, un capovolgimento dell'ordine tradizio¬nale, per cui i tetti (tegole, abbaini, grondaie) considerati sinora un no man's land frequentato dai gatti, diventano un'im¬men¬sa superficie recuperata, un'area di città dispo¬nibile per giardini o viali per il passeggio ..."

Seconda frase:
"Sono fermamente convinto che è necessario arrivare alla decisione di demolire il centro delle grandi città per ricostruirlo daccapo".

Terza frase:
"Il cuore delle nostre antiche città, con le loro cattedrali e monasteri, deve essere abbattuto e sostituito da grattacieli".

Insomma Le Corbusier detestava tutte quelle caratteristiche di varietà, di complessità, di articolazione che caratterizzano l’architettura e l’urbanistica di ogni civiltà tradizionale del pianeta e sognava di sostituire a questa complessità una città in cui regnasse la geometrizzazione assoluta, fatta di edifici semplici, tutti a copertura piana, realizzati in cemento armato.
A semplice dimostrazione di quanto questa visione sia stata poco profetica basta ricordare che il turismo mondiale, che per adesso interessa solo il 9% della popolazione, ha un fatturato che supera quello del petrolio e degli armamenti: miliardi di persone si muovono sul pianeta per visitare gli antichi centri delle città che il Nostro avrebbe voluto distruggere, non certo le periferie costruite in coerenza con le sue teorizzazioni..
Si provi oggi il più fanatico dei Corbuseriani a proporre di distruggere il compatto Centro storico di una città per sostituirlo con blocchi isolati di cemento armato! Ma allora come si può considerare il Nostro come un Profeta dell’Urbanistica moderna se le sue teorie partono da queste idee di fondo, che si sono dimostrate sballate a ogni latitudine?
Se si vuole ancora venerare chi ha predicato tali assurdità bisognerà pur confrontarsi con la sorte che questa visione del mondo (“Che schifo i Centri Storici!”) ha subito negli ottanta anni successivi e con quello che oggi ne rimane e bisognerà pur dubitare anche delle conseguenze teoriche e progettuali che il Nostro ne ha derivato!

SECONDO PUNTO: LA COERENZA TRA QUESTA DELIRANTE VISIONE E LE SUE TEORIE URBANISTICHE
Qual’è la caratteristica del tessuto urbano di tutte le città antiche, quelle detestate dal Nostro?
Queste città sono fatte tutte di vere strade, cioè di percorsi definiti dalle facciate degli edifici che vi si affacciano, di strade che nei punti nodali si allargano a formare delle vere piazze, punti nodali caratterizzati da edifici specialistici (edifici pubblici, religiosi, etc.). Sono città fatte di edifici ognuno diverso dall’altro ma coerenti l’uno con l’altro (sono città “corali”), allo stesso tempo fatte di diversità e di armonia, sono città CONTINUE, cioè fatte di edifici collegati e sono città emergenti nel territorio, distinte dalla campagna circostante.
Sono città in cui le diverse funzioni sono integrate a livello della strada, città in cui a piedi si può svolgere la gran parte delle attività giornaliere del cittadino. E (sia detto per inciso) se solo lo si volesse, se non si fosse ancora inquinati da queste teorie, si potrebbero individuare soluzioni tecniche per mantenere nei nuovi piani urbanistici quei valori urbani e quella pedonalità, anche dopo l’avvento dell’automobile.
Ma qual’è la caratteristica fondamentale di questa città: è che una città così è fatta di “interni”, cioè di vere strade che sono percorsi interni cui manca solo la copertura per essere tali, è fatta di vere piazze, cui manca solo la copertura per essere dei salotti.
Come vorrà cambiare il tessuto di questa città quel Maestro che detesta tutto questo, che lo considera malsano, sorpassato, da azzerare? Quali teorie dovrà elaborare costui per distruggere questa città?
Teorizzerà un diverso rapporto tra uomo e natura, teorizzerà edifici immersi nel verde, in pratica la distruzione della città come “continuum” sostituita da blocchi isolati (la “ville radieuse”) in cui stanno i negozi, gli uffici, le abitazioni.
In questa nuova città non si passeggerà più come nel Corso delle vecchie città, in quanto il vero Corso saranno i percorsi interni degli edifici. In questa nuova città gli esterni tra gli edifici non saranno più dei “quasi interni” ma saranno dei veri esterni, in cui trionferà la natura: parchi, boschi, prati in cui il cittadino potrà ritemprarsi ritrovando un sano rapporto con essa (poi, in pratica, una città senza cittadini per le strade, come la Corbuseriana Brasilia di Niemeyer).
I valori della città antica sono tutti rovesciati: la continuità diventa discontinuità, la coralità diventa singola “monumentalità”, i percorsi da “interni” divengono degli esterni, la varietà delle funzioni dalla strada passa all’interno degli edifici, e via dicendo.

TERZO PUNTO: IL MONDO HA VERAMENTE ASSIMILATO QUESTA TEORIZZAZIONE
Certamente! Questa teorizzazione ha trionfato in tutte le scuole di Architettura e di Urbanistica del Pianeta e da allora il 90% delle periferie mondiali lo si è costruito secondo queste teorie. La geometrizzazione delle “lottizzazioni”, il distacco tra gli edifici, la fine della continuità, la fine della integrazione tra residenze, uffici e negozi, insomma la fine di quel tessuto urbano tanto detestato dal Nostro e la sua sostituzione con un tessuto più o meno simile a quello da lui preconizzato è quanto si è visto realizzare soprattutto nel secondo dopoguerra in tutte le periferie del mondo. E questo, data l’enorme velocità con cui in quegli anni si sono realizzati edifici per tenere testa alla travolgente urbanizzazione, ha finito per costituire, tra tutto quello che si è costruito nel pianeta fin dall’inizio dei tempi, la parte enormemente preponderante del costruito.

QUARTO PUNTO: I DISASTRI URBANISTICI DELLE PERIFERIE DEL MONDO SONO LA NATURALE CONSEGUENZA DI QUELLE IDEE FOLLI RICORDATE AL PRIMO PUNTO
Perché, per universale, unanime ammissione (però sempre scollegata dall’indagine sulle vere cause teoriche del disastro) tutto questo non ha funzionato.
Per unanime riconoscimento la stragrande maggioranza delle periferie sono luoghi lugubri, anonimi, senza vita, senza il calore delle strade e delle piazze del Centro Storico. Quando dall’aeroporto di una città si arriva in auto verso il centro si attraversano luoghi squallidi e anonimi, solo passata una certa soglia ci si accorge di essere dentro il “centro”, quel centro che noi siamo venuti da turisti a visitare, un luogo che ha caratteristiche profondamente diverse da quelle dei luoghi anonimi precedentemente attraversati.
Il fatto è che la “Ville radieuse” si è concretizzata (e non poteva essere che così!) in una serie di “anonimi casermoni” in cemento armato, isolati e giustapposti l’uno all’altro.
Il fatto è che il piano di campagna, invece che divenire un luogo ameno di contatto con la natura è divenuto uno squallido suburbio dove il verde pubblico non è certo sufficiente a rivitalizzare una integrazione perduta tra l’uomo e l’ambiente urbano.
Il fatto è che l’integrazione all’interno degli edifici non ha funzionato, gli ascensori non sono certo divenuti luoghi di socializzazione, i ballatoi sono divenuti luoghi pericolosi da evitare di notte e le funzioni accessorie alla residenza si sono dovute rifugiare in centri commerciali che hanno dato il colpo di grazia alla civiltà urbana, divenendo infine l’unico squallido luogo di socializzazione delle periferie.
Questo disastro non può essere dissociato dalla predicazione Corbuseriana perché di fatto la attua nei suoi enunciati fondamentali. Non si può sfuggire alla coerenza e alla consequenzialità di tutto il ragionamento fin qui sviluppato!

Per questo ripetiamo con sempre maggiore convinzione: “Dimenticare Le Corbusier!



Le foto sono tratte dall'articolo "la dimora dell'uomo" del sito n+1, sito che dichiara di essere comunista e applicare rigorosamente il metodo di Marx

16 commenti:

Salvatore D'Agostino ha detto...

Rupi e Pagliardini,
per favore dimenticatelo in fretta.
Credo che queste nozioni di architettura siano state (in buona parte) metabolizzate.
Per i prossimi post vi consiglio alcuni aggiornamenti: Element e Informal di Cecil Balmond, gli articoli di Giovanni Corbellini, Mike Davis “Il pianeta degli slum”, Philipp Oswalt, gli interventi di Antonino Saggio, Ben van Berkel, Caroline Bos…
E mentre ci siete dimenticate di pontificare, la migliore architettura ama contraddirsi.
Comunque prendete aria, camminate e parlate con la gente dei “palazzoni”. Il vostro giudizio da zapping/divano è irreale.
A mio parere il principale difetto degli architetti “del decoro” consiste nell’incapacità di relazionarsi con la gente.

Saluti,
Salvatore D’Agostino

Pietro Pagliardini ha detto...

In realtà io ho letto, e te li consiglio, anche Bob Beamon "The long city-night", Peter Seller "Slumming cities", Peter van Wood "La città dei suoni", John Cook "Urban worms"......e altri, tutti autori che hanno colto il dramma della modernità le cui origini lontane tutti attribuiscono a LC.
Io c'ho provato a dirlo ai soci di una cooperativa ma questi, incavolati neri, mi hanno tolto l'incarico. E hanno fatto le loro villette. Da quel giorno ho deciso di non relazionarmi troppo con la gente e sono più felice.

Ogni tanto bisogna buttarla sul ridere, altrimenti ci si immalinconisce.
Saluti
Pietro

Salvatore D'Agostino ha detto...

Pietro,
hanno fatto bene.
La modernità va letta, non sul divano o peggio tra esclusivi amici architetti (cioè solo quelli che la pensano allo stesso modo).
Che noia!
Interessanti i tuoi non consigli di lettura, si coglie la tua personalità.
Hai ragione, ridiamoci, in fondo abbiamo trovato un colpevole ed è la gente che non capisce la nostra architettura: “Eravamo quattro amici al bar, avevamo solo quattro idee e pensavamo di cambiare il mondo…”
Saluti,
Salvatore D'Agostino

Master ha detto...

Sinceramente non capsco proprio tutto questo accanimento contro Le Corbusier, che, oltre ad essere universalmente conosciuto e apprezzato, ha dato tanto all'architettura e alla comprensione dimensionale degli spazi e degli standard abitativi. Ma quello che più mi lascia perplesso è che le teorie di questo architetto sono da tempo superate per giungere a qualcosa di più contemporaneo e adatto alla società di oggi, come da sempre l'architettura ha fatto, e quindi non riesco proprio a comprendere perchè prendersela tanto con un padre dell'architettura moderna. Insomma mi sembra di dover dare la colpa a Napoleone se oggi c'è la crisi economica! Sarà che tendo a cercare soluzioni piuttosto che dare la colpa a qualcuno, ma secondo me l'architettura deve procedere a migliorare la qualità della vita delle persone piuttosto che cercare inutili scuse ai problemi.

Comunque il blog di Pietro mi sembra uno dei pochi in cui discutere seriamente i problemi e le soluzioni e quindi, anche se siamo su visioni diverse dell'architettura, l'ho aggiunto alla lista sul mio neonato blog, nella speranza di aver fatto cosa gradita.

Pietro Pagliardini ha detto...

Benvenuto Master nel mondo di chi dorme poco (nel senso che le notti servono a scrivere quei quattro pensierini che vengono in mente).

A questo proposito, stasera avevo una serata di riposo, visto che un amico, Angelo Gueli, mi ha mandato un bell'articolo su Poundbury, che lui ha visitato e studiato, da pubblicare in due puntate nei prossimi giorni, ma ne occuperò un pò a leggere i tuoi post.

Contrariamente alla nota canzone "più siamo e meglio stiamo".

Auguri
Pietro

PEJA ha detto...

Una nota: se si vuole dimenticare Le Corbusier, occorre non parlarne, non attaccarlo! Così come si è fatto con Borromini per un ceninaio di anni...

Pietro Pagliardini ha detto...

La congiura del silenzio richiede una maggioranza che la faccia, non una minoranza. E poichè LC c'è, ancora, oggi, è amato, rispettato, idolatrato, stare zitti equivale ad accettarlo.
E poi la congiura del silenzio è tecnica poco democratica, da soviet, e non ci piace.
Saluti
Pietro

LdS ha detto...

"Questa teorizzazione ha trionfato in tutte le scuole di Architettura e di Urbanistica del Pianeta"

domanda n°1: ma in che università avete studiato?

i miei primi libri di architettura sono stati:
"la dissoluzione dello spazio urbano" rob krier
"osservazioni elementari sul costruire" heinrich tessenow

e non ho mai letto un libro di LC, nonostante ne conosca e ne ammiri le opere (le architetture, non i progetti di urbanistica che son stati, da molti, visti come delle "cantonate" di LC)

ve lo chiedo per curiosità... perchè ho la sensazione che vi abbiano obbligati ad ingoiare l'intera opera di LC :-)))



domanda n°2: perchè quel sottolineare il sito n+1 come "sito che dichiara di essere comunista e applicare rigorosamente il metodo di Marx"?

Pietro Pagliardini ha detto...

Master ti rispondo sull'ultima domanda: l'iniziativa di sottolineare che il sito n+1 (che avrei citato ugualmente come fonte)è un sito comunista (che non è un'offesa) è mia e non di Giulio Rupi, autore del post, per far notare che il pensiero urbanistico di LC ha incontrato e incontra tuttora, perché il sito n+1 è attivo, i favori di un pensiero politico non precisamente democratico, in perfetta sintonia peraltro con LC stesso, come avevo detto nel post precedente RESET.
Se tu non avessi letto l'articolo in questione ti invito a farlo.
Su cosa abbia studiato io....sai, sono entrato all'università nel 1969, quindi... proprio studiare... non è il termine giusto.
Molti attivi, assemblee, semiologia, banalità di un Leonardo Ricci negligè, divertimento allo stato puro con l'affabulatore G.K. Koenig, ecc.
Diciamo che ho respirato un'aria, più che mai, ho letto libri (molti dei quali comunisti come n+1), Bruno Zevi, ho letto riviste e non era contemplata, credimi, la storia e il contesto in nessun programma d'esame. Salvo quella di Leonardo Benevolo che non mi sembra proprio metta LC tra i cattivi che sbagliano.
Saluti
Pietro

LdS ha detto...

errata corrige

non sono Master ma LdS :-)... nessun problema, pure io ho sbagliato nel citare un testo: "lo spazio della città" rob krier, non "la dissoluzione...". probabile che mi fossi affezionato ad un capitolo interno del libro che parla della "scomparsa dello spazio urbano nell'urbanistica del XX sec".




per quanto riguarda i tuoi studi ora capisco perchè quando entro qui mi par di entrare in un altro mondo.
io, nell'89, avevo appena iniziato l'università a venezia. in quel periodo imperversavano: rossi, gregotti, stella (vincitore dell'ultimo concorso a berlino), polesello, aymonino, burelli, semerani ecc ecc. per la storia (ne ho studiato persino troppa) trovavi tafuri. sì insomma, diciamo che era una facoltà che aveva da un bel po' messo in crisi il moderno e la supposta unità del movimento moderno (tafuri fu colui che demolì completamente il movimento dal punto di vista storiografico).

è per questo motivo che alcune questioni che qui ponete io non le pongo... per il motivo che le tengo del tutto superate. ritengo che la critica agli errori madornali di LC sia ampiamente trattata così come a tutto il "movimento moderno". una cosa sola mi lascia perplesso: a me, diversamente da voi, il passato, nonostante me ne abbiano fatto studiare molto (come voi LC)... non è nel tempo risultato per nulla indigesto.

ciao
LdS

PS: l'attenzione ai centri storici nacque negli anni 60-70, soprattutto in emilia romagna e a bologna (città notoriamente in mano all'allora PC)

Pietro Pagliardini ha detto...

Scusatemi, te e Master per l'errore assolutamente involontario.
Vengo alla sostanza. Matusalemme non è che non abbia conosciuto (non personalmente, ovvio) Aymonino, Gregotti, Tafuri, Rossi. Aymonino e Gregotti non sono giovanotti. Gregotti, poi, lo conosco anche meglio, essendo l'autore del PRG del 1988 della mia città e ne conosco pregi e difetti.
Inoltre, nonostante il lavoro abbia prevalso dopo la laurea, non è che che ero o eravamo su Marte: ho la collezione completa di Casabella con Gregotti Direttore e anche quelle dei direttori preccenti e successive fino a che non è no ho potuto proprio più per nausea. Ho quasi tutta la collezione di Rassegna, Gregotti direttore.
Lo dico non per vanto ma per ribadire il fatto che ho vissuto sulla terra.
Tu fai un discorso, che non rientra nei miei interessi e nelle mie capacità, di carattere storiografico. Io, e il mio collega che ha scritto questo post, faccio un discorso di sostanza dell'architettura contemporanea, di prassi, di mentalità prevalente nell'architettura "alta", nell'edilizia, nelle norme e nel disegno dei PRG, nella mentalità degli architetti (che ti posso assicurare conosco piuttosto bene).
La critica avrà anche superato, teoricamente, LC ma la prassi con cavolo che l'ha fatto. I casi sono due: o dicono di averlo superato, ma non è vero, oppure credono di averlo superato e non se ne rendono conto.
Oppure, ammetto anche questa possibilità, sbaglio io. Però vorrei sentire le motivazioni per cui sbaglio, non sentirmi dire che LC è stato "superato". In Italia si supera sempre tutto prima degli altri ma tra il dire e il fare....
Quanto ai centri storici e a Di Bologna ne ero al corrente, e so che a Bologna c'erano i comunisti (che poi al tempo erano miei compagni) ma forse ti sfugge che quel piano l'ha fatto e voluto P.L. Cervellati il quale non era certo uomo di destra, ma piuttosto indipendente visto che, contrariamente all'andazzo generale, è per la salvaguardia dei centri storici arrivando a dire, con motivazioni forti in realtà, che il centro storico DEVE essere trattato come un museo, contrariamente ai luoghi comuni da amministratori e architetti contro la museificazione.

Saluti
Pietro

Anonimo ha detto...

Il razionalismo cartesiano pone importanza fondamentale all’uomo inteso come depositario della facoltà di pensiero, ragione e coscienza ed eredita e sviluppa sia la concezione umanistica della centralità dell’uomo ‘animale razionale’, sia la più recente attenzione al problema del metodo (scientifico).
A chi l’osservazione possa sembrare degna del bisnonno di Matusalemme, consiglio la lettura di un libro scritto nel 1995 da Antonio Damaso, "L' errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano", dove vengono analizzate da un eminente neuroscienziato le infauste conseguenze della scuola di pensiero di Cartesio, che ha strutturato non solo la cultura, ma la struttura cerebrale di intere generazioni di europei occidentali.

“Quelle vecchie città che inizialmente eran soltanto borghi e poi, progressivamente, si son sempre più ingrandite, appaiono, per lo più, così mal proporzionate, se raffrontate a quelle piazzeforti regolari, che un solo ingegnere ha avuto modo di ordinare in una pianura a suo piacimento, che si direbbe quasi sia stato il caso, piuttosto che la volontà di qualche uomo utilizzante la ragione, ad averle così disposte” (dal ‘Discours sur la méthode’ di Cartesio): potrebbe averlo detto LC, perché l’idea della tabula rasa (o se vogliamo del Plan Voisin) sulla quale edificare secondo ragione è la stessa in Cartesio e in LC.
E allora? Che vuol dire? Che LC si inquadra alla perfezione nel back-ground culturale della sua terra d'origine? Va criminalizzato per questo? Se ha condizionato generazioni di architetti vuol dire le sue idee erano quelle giuste al momento giusto.

Vilma

Pietro Pagliardini ha detto...

Sì Vilma, era condizionato, e non c'è niente di male, dalla sua terra d'origine.
Che poi quelle fossero le idee giuste al momento giusto è possibile, visto che nella prima metà del novecento si sono consumate le più grandi efferatezze documentate della storia umana. Certo, non voglio ne potrei imputarle ad un architetto, per quanto famoso e influente, dico che erano idee culturalmente in sintonia con quelle ideologie e, insieme ad una tecnica della propaganda spettacolare (un anticipatore anche in questo, mi pare che lo dica, ma non vorrei sbagliare, anche De Sessa) hanno fatto sì che quelle idee caratterizzassero il secolo breve.
Oggi però non sono più le idee giuste al momento giusto, credo, (spero) quindi, ancora una volta DIMENTICARE LE CORBUSIER.
Naturalmente la storia non si cancella e va ricordato nei libri di storia dell'architettura; dipende solo da COME lo si ricorda.

Ciao
Piero

Master ha detto...

Non preoccuparti Pietro dello scambio di persona, in realtà anche io la penso come LdS.
Il Modernismo è una teoria superata da tempo, fondamentale per l'evoluzione dell'architettura, dobbiamo ammetterlo, ma ormai è storia. Oggi l'archiettura contemporanea è tutt'altro e, anche se c'è ancora qualche nostalgico che è innamorato di LC, la maggioranza degli architetti è andata oltre.

Pietro Pagliardini ha detto...

Come si dice in questi casi: mi fa piacere.
Si vede che ci sarà rimasto il solito ultimo giapponese perché i piani urbanistici "normali" che vedo io ancora hanno quel marchio.
Speriamo siano gli ultimi colpi di coda.
Saluti
Pietro

Giovanni ha detto...

Volevo semplicemente lasciare un commento sule opere di Le Corbusier. Penso che si possa definire un disintegratore del concetto di abitazione e del concetto urbanistico. Ha concepito abitazioni "formali" con orrende finestre a nastro, bruttissimi piloty sottili e inutili, una pianta dettata da ragioni esclusivamente di meraviglia e un grande venditore di falsa architettura. Per quanto riguarda l'urbanistica il suo modulo abitativo ripetuto in verticale e in orizzontale ha prodotto da parte di "illuminati" architetti, condomini orribili in un concetto di periferia in espansione. Il suo Piano per Algeri è una infilata di blocchi che di concetto del vero "muro" classico non hanno niente a che fare, personaggio totalmente da dimenticare ma sarà difficile.

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