Al momento della scelta dell'indirizzo di questo blog, dopo una serie di tentativi a vuoto alla ricerca di un nome semplice e pertinente, la sorpresa: "regola" era libero! L'architettura è oppressa da leggi e regolamenti, i termini più altisonanti della "creativa" cultura architettonica erano già occupati ma una parolina così semplice e antica e comprensibile da tutti, cioè "regola", era libera!
Questo blog parla appunto di "regole" contro la sregolatezza architettonica.


20 novembre 2008

FUKSAS COSTRUTTIVISTA SUL SERIO, DERRIDA DECOSTRUTTIVISTA PER CASO

Pietro Pagliardini

Massimiliano Fuksas trova il tempo di fare e dire molte cose. L’ultima, sul Corriere della Sera , è quella di aver riferito che Derrida sarebbe stato elevato, dalle Archistar, a vate del de-costruttivismo in architettura senza che lui ne sapesse niente. De-costruttivista involontario, insomma. Può darsi, se è vero quello che lo stesso Deridda avrebbe raccontato a Fuksas.
Se ne ricava, quindi, una specie di separazione da Deridda, uno svincolarlo dal “piccolo universo dell’architettura” per lasciarlo in quello più ampio dell’universo filosofico.
Rotti dunque i legami con la filosofia de-costruzionista, resta invece solido quello costruttivista di Fuksas; infatti , cercando frettolosamente in Internet quali siano i lavori a cui si stia attualmente dedicando ho trovato:

- Roma: la Nuvola
- Firenze: nuovo stadio con annessa Città Viola
- Torino: la Torre
- Cina: un aereoporto
- Campi Bisenzio (FI): 260 appartamenti low-cost (€ 3.500,00-3.900,00 a mq)
- Ostia: il litorale con annesse Torri
- Nigeria: Campus universitario
- Strasburgo: arena da 12.000 posti
- Pontedera: Museo Piaggio
- Pula: Golf resort
- Eindhoven (NL): Admirat
- Tbilisi (Georgia): Delisi Project
- Pescara: Polo direzionale De Cecco
- Foligno: Centro Parrocchiale San Giacomo
e mi sono fermato presto in questa ricerca muratoriana, pardòn, murativa.

Straordinaria la capacità di lavoro del personaggio che riesce anche ad essere presente in TV come opinionista politico e fustigatore degli altrui costumi ed ignoranza, a scrivere per i giornali, a rilasciare interviste sulla vitalità dell’Onda (che si è subito abbassata, in verità) e sul ’68 che fu, ecc.

D’altronde è normale che sia così ché, riferendosi alla famosa mostra con cui Philip Johnson ufficializzò l’esistenza del decostruttivismo architettonico, parla dei vari architetti invitati appellandoli come “creatori”, ritenendo il modello del “creativo” evidentemente inadeguato.

Ma a Fuksas non piace neanche il termine Archistar; perché? è bellissimo invece, è una sintesi perfetta di un metodo.
Chissà, forse pensa possa essere una “diminutio” ma non è così: un’Archistar non si giudica solo dalla qualità ma anche, e soprattutto, dalla quantità, dalla diffusione planetaria e dal brand.

E’ comunque aperto un concorso pubblico, senza premi, per trovare una definizione migliore di Archistar, capace di rappresentare appieno questa fase di transizione dalle sfere celesti a quelle terrestri.
Piccoli creativi, fatevi sotto.


Credits: La vignetta è tratta da Political Comics

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ad integrare la versione di Fuksas sul rapporto Derrida-decostruttivismo, mi permetto di segnalare un libro scritto da Jacques Derrida dal titolo 'Adesso l'Architettura'
http://libreriarizzoli.corriere.it/libro/derrida_jacques-adesso_larchitettura.aspx?ean=9788876445682
ed il relativo commento al libro:
"Gli scritti di Jacques Derrida dedicati all'architettura non sono mai stati raccolti in un unico volume organico. Nel 1986 Bernard Tschumi invitò Jacques Derrida e Peter Eisenman a collaborare al disegno progettuale di uno dei giardini della "promenade cinématique" a Parigi. Il progetto di Derrida ed Eisenman non verrà mai realizzato perché rifiutato dalla committenza istituzionale, ne nascerà però un volume dal titolo Choral Works pubblicato nel 1988. Ha inizio così l'incontro tra la decostruzione e l'architettura; cammino che condurrà Jacques Derrida a inoltrarsi nei territori dell'architettura non solo da un punto di vista teorico-estetico ma innanzitutto progettuale, pratico e istituzionale."

Mi pare che con l'architettura c'entri, eccome, e mi pare di capire che a Derrida non sarebbe affatto spiaciuto passare "nei territori dell'architettura", solo che gli è andata buca.
Quanto alle archistar, proporrei archidei, cosa di più adatto a chi crea?

Vilma

Pietro Pagliardini ha detto...

ARCHIDEI!!! Bello. Ha solo la "pecca" di non essere anglofono.
Non credo però arriveranno molte altre proposte. Se ne arrivassero potremmo mandarle a Fuksas perché scegliesse la migliore: per una volta giudice e non concorrente. Penso, spero, avrebbe l'ironia per stare al gioco.
Ciao
Piero

Pietro Pagliardini ha detto...

Mi lascio un commento da solo: proprio stasera l'ubiquo Fuksas pontifica una volta ancora ad AnnoZero. Sto al computer ed ho la Tv accesa davanti, non ascolto ma ogni tanto guardo la bella testa scultorea del nostro; faccio zapping, vedo "Il gladiatore" e lo cerco nell'emiciclo del Senato. Non c'è ma forse ho perso qualche scena.
Sì Vilma, Archidio gli si addice, anche se è un pò blasfemo.
Piero

PEJA ha detto...

...archiness? Tipo Business...
Comunque non credo che Fuksas sia mai riuscito a solo percepire il senso di un qualsiasi testo di Derridà, dato che pure Johnson non ci ha capito niente. Mi batto sempre contro l'uso del termine "decostruttivismo" in architettura, dato che non ha niente a che fare con la filosofia derridiana, ed anzi, in gran parte ne fa torto...
A presto

www.piliaemmanuele.wordpress.com

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