Al momento della scelta dell'indirizzo di questo blog, dopo una serie di tentativi a vuoto alla ricerca di un nome semplice e pertinente, la sorpresa: "regola" era libero! L'architettura è oppressa da leggi e regolamenti, i termini più altisonanti della "creativa" cultura architettonica erano già occupati ma una parolina così semplice e antica e comprensibile da tutti, cioè "regola", era libera!
Questo blog parla appunto di "regole" contro la sregolatezza architettonica.


11 maggio 2008

BENVENUTO ASSESSORE

Pietro Pagliardini
In questi giorni circola il nome di Leon Krier come possibile consulente del Sindaco Alemanno per l’urbanistica e l’architettura. Addirittura sul Messaggero si parla di lui come Assessore all’urbanistica!


Tutte e due le indiscrezioni sono una ghiottoneria, la prima perché è il segnale di una svolta, ma non a destra, bensì verso un’architettura più umana , più classica, più rispettosa della città e del suo passato, e dimostra una grande attenzione del neo-sindaco verso il mondo della cultura; la seconda, se fosse vera e se diventasse realtà, sarebbe addirittura una rivoluzione cuturale per diversi motivi:
Leon Krier, prima che essere un progettista è un grande teorico dell’urbanistica, è il leader riconosciuto di un movimento culturale che si articola in diversi settori, con diversi nomi e sparso in ogni continente, che si chiami New Urbanism, o Rinascimento urbano, o Prince’s Foundation ecc.

Fino a qualche anno fa era l’unico, nel dilagante, conformista e spesso arrogante pensiero unico modernista, a difendere, il diritto all’esistenza di un’urbanistica a scala umana, basata sul modello delle città europee; ma poteva svolgere questa sua battaglia (questo è il nome giusto quando c’è una controparte intollerante) in ambiti ristretti, in nicchie di ammiratori e proseliti, quasi in un circolo di amicizie e di estimatori. Tra gli studenti di architettura non vi era chi non lo conoscesse, non fosse altro per i suoi splendidi ed efficaci disegni di città, di edifici, di simboli con cui riesce a rappresentare un’idea. Ma era tuttavia visto come qualcosa di lontano, di utopico, di fuori del mondo, era considerato quasi un visionario del quale non se conosceva la teoria, quasi un artista un po’ folle che si applicava ai disegni di architettura. E il mondo accademico si guardava bene dall’indicare le sue idee come una possibile alternativa all’imperante disastro urbanistico dello zoning. In periodi di PEEP e PIP quali migliori esercitazioni dare agli studenti che non lo studio di quartieri popolari con strade larghe e senza fronti continui di case, senza isolati, ma con blocchi di edifici inumani disseminati in composizioni da quadri astratti o da grafica pubblicitaria?

Certamente in Italia c’è sempre stata, sotto traccia e anch’essa negletta dalla cultura ufficiale, la tradizione degli urbanisti e dei tipologi della scuola di Saverio Muratori, ma anche questa era una nicchia, molto colta, estremamente preparata ma non adatta, proprio per l’intrinseca serietà disciplinare che ne faceva, sia detto senza offesa, una sorta di snobistico circolo chiuso portatore di verità, alla diffusione di quel pensiero attraverso i vari mezzi di comunicazione che si espandevano. Prova ne sia che se si effettua una ricerca su Internet si trovano solo spezzoni di notizie, rari testi da consultare, pochi nomi, credo pochi o nessun blog. Questo può essere considerato un merito ma anche un limite per una disciplina che, parlando di territorio, città, case, cioè dell’ambiente dell’uomo, riguarda tutti, ma proprio tutti gli uomini (come dice lo stesso Krier su RU).

Leon Krier ha invece il pregio di essere un grande divulgatore di idee, ha la stoffa del leader, si muove nel mondo dell’urbanistica e dell’architettura con l’abilità di un politico senza mai abdicare ai suoi principi.
Forse è anche per queste doti di “agitatore” di idee che è avvenuto l’incontro con il Principe Carlo d’Inghilterra, che gli ha dato l’opportunità di realizzare la sua idea di città, Poundbury . E’ da questo momento che il nome di Krier è diventato di successo e consentendo che un movimento già esistente, ma barricato, sia potuto emergere e diffondersi con estrema velocità. Si faccia una ricerca su internet e se ne avrà la riprova.

E Krier assessore all’urbanistica? Stiamo al gioco e facciamo finta che possa avverarsi questa “rivoluzione culturale”. Voglio, con una goliardata, provare a immaginare una giornata di Krier in assessorato.

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L’ordine del giorno è il piano urbanistico di una grande area su cui c’è una richiesta presentata da un costruttore.

Krier ritarda un po’ perché viene da un incontro con Meier con cui ha discusso di Ara Pacis e i due hanno idee lievemente diverse, anche se l’architetto americano è disponibile al dialogo (forse potrebbe fare la direzione dei lavori dello smontaggio e del rimontaggio?).

Entra in una grande sala con al centro un grande tavolo circolare gremito di persone, molte delle quali non conosce ancora. E’ la prima vera riunione operativa di routine e per l’occasione sono intervenuti tutti, curiosi di conoscere questo singolare personaggio vestito di bianco. Lo spazio sul tavolo davanti ad ognuno è occupato da faldoni di documenti.
Krier, che parla benissimo italiano (oltre all’inglese, al tedesco, al francese, allo spagnolo) saluta tutti con il suo cordiale e rassicurante sorriso e da inizio alla riunione.

Il funzionario espone a grandi linee l’oggetto della riunione e inquadra il problema.
Krier vuole ascoltare tutti (serve anche a conoscerli) e comincia il giro degli interventi. Intanto prende un foglio bianco, lo sigla in alto con le sue iniziali e mette la data con la sua bella grafia classica.

Inizia l’Architetto che ha seguito quel piano ed espone le compatibilità con il PRG, il suo dimensionamento, i i vincoli presenti, le procedure da seguire per andare avanti, i contatti avuti con la Regione, con la Provincia, con la Soprintendenza. Krier ascolta e prende appunti.

Si alza poi il geologo che srotola carte colorate di cui nessuno capisce niente e dice che sono stati effettuati sondaggi, comunque dovranno esserne fatti altri più approfonditi per l’approvazione del piano ed altri ancora per il rilascio del permesso di costruire. Krier invita tutti gentilmente ad essere più sintetici.

E’adesso il turno dell’ingegnere idraulico che presenta tabelle , grafici e dati, da cui deduce che, su base duecentennale, c’è il serio rischio che un fosso largo un metro che lambisce l’area possa esondare, e poi adesso gli eventi atmosferici sono fatti più violenti e quindi è meglio essere più restrittivi per cui occorrono ulteriori indagini a carico della proprietà e comunque nella delibera di approvazione dovranno prevedersi delle opere di messa in sicurezza consistenti in….. Krier lo interrompe garbatamente e lo ringrazia. Adesso ha smesso di prendere appunti, si è tolto la giacca di lino bianca e ascolta, il mento appoggiato sulla mano.

L’ingegnere dell’ufficio traffico fa presente che per la viabilità è necessario fare uno studio dei flussi per verificare l’aumento del carico…. Grazie mille, dice Krier, che si rimbocca le maniche della camicia bianca di lino.

E’ il momento della valutazione di impatto ambientale. Il professionista ambientalista fa un elenco di verifiche da fare: rumore, inquinamento, presenza ed effetti su flora e fauna, estesi su un raggio di due chilometri, inserimento nel paesaggio con rendering foto realistico, consumo di energia, eventuali fumi nocivi, presenza di elettrodotti e onde elettromagnetiche, ricadute sociali ed economiche, effetti sulle falde e sul reticolo idraulico primario e secondario, conseguenza sulle colture limitrofe, ecc. Qualcuno accenna ad aprire il giornale ma viene fulminato con gli occhi dal funzionario. Krier vorrebbe dire qualcosa ma si limita a ringraziare sorridendo. Fruga nella sua borsa di pelle.

Sarebbe adesso la volta dell’addetto alle urbanizzazioni, dell’ingegnere dei Vigili del Fuoco e di quello dell’ENEL ma il funzionario, vista l’ora, chiede loro di mandare un’istruttoria scritta, tanto ci sarà tempo per altre riunioni.

E’arrivato il momento di Krier. Torna l’attenzione di tutti.

Si alza in piedi e dice:
“Ringrazio tutti per l’impegno e la competenza dimostrata. Mi avevano parlato bene di quest’ufficio ed oggi ne ho avuto conferma, ma adesso sarebbe bene vedere qualche disegno, visto che si tratta di un progetto.”
Funzionari e professionisti rimangono immobili e solo gli occhi di ciascuno si muovono a cercare risposte negli altri.

La storiella si interrompe bruscamente qui, perché non riesco ad immaginare quale potrebbe essere la fine.
La domanda è: vincerà l’urbanistica dei SIT, dei quadri conoscitivi, dei geologi e degli idrologi, degli economisti e dei dimensionamenti, delle sigle e delle normative e delle leggi, vinceranno cioè i piani senza progetti o riuscirà a vincere l’urbanistica disegnata, il progetto urbano di Leon Krier?

2 commenti:

romacogitans ha detto...

Certo, Krier rappresenterebbe uno bello scossone contro le mafiose alleanze che stanno portando alla nascita di grattacieli a Roma decisi dalla ultima giunta Veltroni, ma forse senza necessariamente scomodare l'illustre urbanista qui a Roma potremmo avvalerci di Paolo Portoghesi, uno che ha da sempre una sensibilità per il rispetto dell' "intorno", del contesto, e della storia.

Pietro Pagliardini - Architetto ha detto...

Primo: per definzione l'esperto è quello che viene da fuori. Ma, a parte le battute, andrebbe sicuramente bene Portoghesi (comuqnue non siamo certo noi a decidere) ma la forza dirompente e di rottura di uno come Krier non avrebbe uguali, perchè avrebbe una risonanza mondiale e avrebbe dietro di sè tutto un mondo di associazioni, architetti, fondazioni varie che contribuerebbero a modificare un'impostzione culturale. Mettici anche Sgarbi come consulente artistico del Sindaco e il gioco è fatto. Tornando a Portoghesi, tanto di cappello.

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