Al momento della scelta dell'indirizzo di questo blog, dopo una serie di tentativi a vuoto alla ricerca di un nome semplice e pertinente, la sorpresa: "regola" era libero! L'architettura è oppressa da leggi e regolamenti, i termini più altisonanti della "creativa" cultura architettonica erano già occupati ma una parolina così semplice e antica e comprensibile da tutti, cioè "regola", era libera!
Questo blog parla appunto di "regole" contro la sregolatezza architettonica.


7 aprile 2008

REINVENTARE OGNI VOLTA LA RUOTA?

"Ogni giovane architetto dovrebbe essere RADICALE PER NATURA, proprio perchè non è assolutamente sufficiente per lui cominciare da dove gli altri hanno finito."(F.L.Wright)
Questa frase di un grande architetto la possiamo prendere a simbolo della situazione dell'architettura contemporanea, senza per questo volere attribuirne a Wright la responsabilità.
Facciamo una prova e applichiamo questa frase alla medicina:
"Ogni giovane medico dovrebbe essere RADICALE PER NATURA, proprio perchè non è assolutamente sufficiente per lui cominciare dove gli altri hanno finito."
Scegliereste come vostro medico un allievo di un simile professore?
In questa frase, che esercita indubbiamente un certo fascino, perchè è intrigante, immaginifica, sognante e dà un'illusione di potenza al giovane studente di architettura, c'è la spiegazione del disastro attuale delle scuole di architettura, come dice Nikos Salingaros nel suo scritto sul Domenicale del 7 Aprile 2008:
“Le discipline scientifiche sviluppano…. linguaggi adatti a questo scopo di lungo termine, permettendo di trascrivere e di salvare le conoscenze scoperte, per le generazioni successive. Il sapere stesso si basa sulla disponibilità di un efficiente meccanismo d’immagazzinamento delle informazioni.” E continua: “Questo processo di documentazione è allora quello che consente agli scienziati di costruire sulle scoperte precedenti. È un sistema che mette al riparo dalla necessità di “riscoprire la ruota” ogni qualvolta si debba eseguire un’applicazione di base………Per contro, invece, l’architettura deve ancora sviluppare un efficace sistema di riordino delle informazioni ereditate. In realtà, ciò che è successo in architettura è impensabile per le scienze: a un certo momento degli anni Venti del secolo scorso, un gruppo d’ideologi alla ricerca d’innovazione progettuale ha arbitrariamente scartato la base informativa dell’architettura”.
E’ dunque il metodo che è profondamente sbagliato, perché anti-scientifico e anti-moderno, rinuncia alla conoscenza accumulata da altri, rinnega la tradizione millenaria dell’architettura e pretende di dare, ad ogni architetto, la possibilità, direi quasi l’obbligo per non sentirsi inferiore, di diventare esso stesso il fondatore di uno stile personale, il creatore assoluto di nuove forme, dopo aver fatto tabula rasa di tutto il passato. E' la concezione dell'architetto come artista, peraltro deformata perchè anche lo scultore o il pittore fa tesoro del talento di chi lo ha preceduto.
Qui non si tratta di praticare la virtù della modestia, pure necessaria quando si costruiscono edifici destinati a durare nel tempo e non allestimenti provvisori da show-room, ma di ritrovare un metodo che riparta dal bagaglio di conoscenze di chi ci ha preceduto e che ci ha lasciato in eredità città certamente migliori di quelle che lascia il secolo scorso e di quello che promettono di lasciare questi primi anni del 3° millennio. Se ancora in ogni convegno siamo a parlare di risolvere i problemi delle periferie, create da noi, se ancora si va cercando la qualità e il bello nell’architettura contro il brutto attuale, vuol dire che il decantato metodo “ogni architetto la sua architettura” è un vero fallimento. La falsa sicurezza non la da, come si legge di continuo in giornali e riviste specializzate, il ritorno al passato, ma l’insistere su un presente che non ha futuro perché ha scelto di negare completamente il passato.

Pietro Pagliardini

2 commenti:

e.ma ha detto...

Sono d'accordo su molti punti, come avrai letto sul post che hai commentato nel mio blog... Io sono comunque convinto che la gran parte degli architetti nel proprio mestiere tiene presente il passato dell'architettura e non cerca di inventare nuovi orizzonti ogni giorno (perché non ce n'è neanche così spesso l'opportunità!). A presto

Pietro Pagliardini - Architetto ha detto...

Scusa il ritardo. Anch'io penso che vi siano molti architetti che tengono presente il passato e la storia ma la tendenza generale è quella del gesto, del segno da lasciare, della traccia della contemporaneità. Evidentemente è l'università che lascia questo segno e c'è anche una spiegazione: chi insegna ha più o meno la mia età (57 anni) cioè sono persone uscite e plasmate dal '68, la fantasia al potere, ecc. Vi sono alcuni, come me, fortunati che hanno incontrato colleghi-amici che li hanno portati sulla retta via ed altri no. Tuttavia mi sembra che ci siano segnali che qualcosa sta cambiando e bisogna essere fiduciosi.
Piuttosto, mi mandi via e.mail l'indirizzo del tuo blog che, data la mia veneranda età, non ricordo, avendone visitati a bizzeffe? Grazie

Etichette

Alemanno Alexander Andrés Duany Angelo Crespi Anti-architettura antico appartenenza Ara Pacis Archistar Architettura sacra architettura vernacolare Archiwatch arezzo Asor Rosa Augé Aulenti Autosomiglianza Avanguardia Barocco Bauhaus Bauman Bellezza Benevolo Betksy Biennale Bilbao bio-architettura Bontempi Borromini Botta Brunelleschi Bruno Zevi Cacciari Calatrava Calthorpe Caniggia Carta di Atene Centro storico cervellati Cesare Brandi Christopher Alexander CIAM Cina Ciro Lomonte Città Città ideale città-giardino CityLife civitas concorsi concorsi architettura contemporaneità cultura del progetto cupola David Fisher densificazione Deridda Diamanti Disegno urbano Dubai E.M. Mazzola Eisenmann EUR Expo2015 falso storico Frattali Fuksas Galli della Loggia Gehry Genius Loci Gerusalemme Giovannoni globalizzazione grattacielo Gregotti Grifoni Gropius Guggenheim Hans Hollein Hassan Fathy Herzog Howard identità Il Covile Isozaki J.Jacobs Jean Nouvel Koolhaas L.B.Alberti L'Aquila La Cecla Langone Le Corbusier Leon krier Léon Krier leonardo Leonardo Ricci Les Halles levatrice Libeskind Los Maffei Mancuso Marco Romano Meier Milano Modernismo modernità moderno Movimento Moderno Muratore Muratori Musica MVRDV Natalini naturale New towns New Urbanism New York New York Times new-town Nikos Salìngaros Norman Foster Novoli Ouroussoff paesaggio Pagano Palladio Paolo Marconi PEEP periferie Petruccioli Piacentini Picasso Pincio Pittura Platone Popper Portoghesi Poundbury Prestinenza Puglisi Principe Carlo Purini Quinlan Terry Referendum Renzo Piano restauro Ricciotti riconoscibilità rinascimento risorse Robert Adam Rogers Ruskin S.Giedion Sagrada Familia Salingaros Salìngaros Salzano Sangallo Sant'Elia scienza Scruton Severino sgarbi sostenibilità sprawl Star system Stefano Boeri steil Strade Tagliaventi Tentori Terragni Tom Wolfe toscana Tradizione Umberto Eco università Valadier Valle Verdelli Vilma Torselli Viollet le Duc Vitruvio Wrigth Zaha Hadid zonizzazione